La Nuova Ferrara

Ferrara

Intestavano beni a prestanome, arrestati

Intestavano beni a prestanome, arrestati

Due imprenditori ai domiciliari: sequestrate quote societarie. La finanza: «Usavano metodo mafiosi contro altre imprese»

2 MINUTI DI LETTURA





Gli affari che fanno insieme, secondo finanza e procura, non sono troppo puliti: visto che loro, i due soci, sono stati arrestati per il reato di intestazione fittizia dei propri beni a prestanome. E che i loro beni sono stati sequestrati dal tribunale di Ferrara, 250 mila euro, le quote delle società a loro collegate. Beni sottratti dai giudici perchè in odor di reato. Ma questo è solo l’ultimo di tanti guai a carico dei due imprenditori arrestati, Antonino Buccellato, siciliano che abita a Poggio Renatico e Giuseppe Cavallaro, calabrese, residente a S. Giorgio in Piano entrambi con interessi, indiretti (con prestanome), nel Ferrarese in una agenzia immobiliare di Poggio Renatico e una concessionaria auto, la Delta Car di Ferrara, la cui sede è stata trasferita a Cosenza recentemente. L’arresto è stato notificato ieri mattina dagli ispettori della Finanza, dopo la richiesta della procura, pm Proto, e accolta dal gip Bighetti: le due ordinanze arrivano a conclusione di un iter giudiziaro attivato da tempo e che vede coinvolti i due in una serie di indagini, tuttora aperte che sono partite proprio dal sottobosco della malavita ferrarese. I due, infatti, secondo gli inquirenti, usavano metodi intimidatori, «mafiosi» spiegano gli inquirenti, poichè riuscivano a condizionare imprenditori e altri, per commettere reati di frode fiscale, estorsione e frode in commercio: i metodi usati, ad esempio, consistevano nel porsi come mediatori e indirizzare l’esecuzione di lavori a ditte a loro conosciute, dalle quali percepivano percentuali. Indagine che vede indagate 11 persone, loro compresi, e diversi imprenditori della provincia di Ferrara. Queste le premesse investigative che hanno portato i due pregiudicati agli arresti (e sono ai domiciliari) per il reato di fittizia intestazione di beni a prestanome. Le indagini, dicevamo partite sulla malavita ferrarese, hanno permesso di ricostruire il contesto criminale nel quale operavano i due arrestati, che si erano creati contatati e influenze in diversi ambiti del locale tessuto imprenditoriale. In particolare è ora aperta l’inchiesta della Finanza per valutare un sistema di frode all’Iva nel commercio di auto usate, con l’aggravamento del raggiro della sistematica alterazione del chilometraggio. Così, per sfuggire a sequestri su beni immobili e mobili, i due soci, già colpiti da misure di prevenzione emesse dai Tribunali di Ferrara e Bologna, hanno inventato il fittizio trasferimento delle proprie attività a prestanome: ed è stato questo a far scattare le misure restrittive. Oltre agli arresti, sono scattati i sequestri di quote delle società per 250mila euro e sono in corso accertamenti su altri beni: ieri sono scattate perquisizioni verso gli indagati, eseguite nel ferrarese e nelle province di Bergamo, Lodi e Cosenza. (d.p.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google