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Jobs Act, tra Cgil e Pd prove di dialogo fra sordi

Jobs Act, tra Cgil e Pd prove di dialogo fra sordi

Il sindacato: «Dopo il varo della legge abbiamo perso 59 mila posti di lavoro» Taddei (responsabile economia Pd): «Molti più assunti a tempo indeterminato»

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Sul Jobs act, avendo alle spalle le giornate dello scontro più intenso e in attesa dei restanti decreti applicativi, rimane un dialogo tra sordi quello tra il Pd e la Cgil. Ora ci si divide sull’interpretazione degli ultimi dati sull’occupazione. “A marzo, con le prime statistiche a Jobs act vigente, abbiamo avuto un calo di 59mila posti di lavoro, pari allo 0,3%”, segnala Nicola Cavallini, della segreteria provinciale della Fisac-Cgil. Ribatte il Pd: “Però nello stesso mese la quota delle assunzioni a tempo indeterminato è cresciuta dal 15% al 25%”, osserva Filippo Taddei, che del partito di Renzi è responsabile nazionale per l’economia. In Sala della Musica affronta una platea di sindacalisti che lo ascolta senza lasciarsi persuadere. “Sono un elettore Pd – premette Agostino Megale, leader nazionale dei bancari della Cgil – però quel che si sta facendo è sbagliato. Si instaura un conflitto permanente con i sindacati e i corpi intermedi, poi con la minoranza del partito, quando invece l’Italia chiede coesione”. Questo per ciò che concerne il quadro politico generale, ma le distanze sono di merito. Taddei rilancia: “Ciò che stiamo tentando di fare è investire sul lavoro stabile, trascinando fuori dal recinto della precarietà specie i più giovani. Finora, in caso di interruzione del rapporto di lavoro per chi era assunto a tempo determinato, o con un incarico a progetto, o aveva una falsa partita Iva, il rischio era caricato tutto sulle spalle del lavoratore. Noi operiamo un riequilibrio: le tutele crescenti, nella prospettiva della stabilità, sono un salto gigantesco in termini di diritti”. Franco Focareta è di diverso avviso: “Pensare di creare lavoro rendendolo più flessibile e “digeribile” – sostiene il giuslavorista dell’Università di Bologna – è una strada già fallita all’inizio degli anni ’90. Il governo non interviene sui processi di frantumazione delle imprese e con il decreto Poletti aveva già tolti i vincoli per i contratti a termine”. Per Megale “la battaglia sul Jobs act è ancora aperta; noi costruiremo un nuovo statuto dei lavoratori capace di parlare anche ai precari”. Il confronto è stato aperto dal segretario provinciale della Cgil Raffaele Atti.

Fabio Terminali

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