«Nessuno sarà cacciato in mezzo a una strada»
La risposta dell’Acer alla signora che ha ricevuto lo sfratto dall’ente per morosità Il direttore Carrara: l’inquilina non pagava il canone neanche quando lavorava
«Il Comune ha già reperito una soluzione abitativa in una struttura comunitaria della città, per cui il 22 maggio prossimo nessuno finirà in strada. Sia Acer che il Comune hanno messo in campo tutti gli strumenti e le opportunità possibili per evitare questo sfratto, non altrettanto si può affermare della signora M.». La risposta di Acer è netta nei toni ma nella sostanza annuncia una via d’uscita al caso della donna che alcuni giorni fa si è rivolta alla Nuova Ferrara per raccontare la sua storia, culminata in uno sfratto imminente da parte dell’Azienda Casa.
«La problematica di morosità del nucleo della signora M. è in gestione ad Acer da parecchi anni, e da anni l’azienda si è resa disponibile a pianificare con la signora una soluzione - spiega il direttore, Diego Carrara - Sono stati quindi concessi piani di rientro del debito, puntualmente non rispettati, e persino un cambio alloggio (il nucleo è stato trasferito da un appartamento con impianti centralizzati, in uno meno oneroso, con impianti autonomi)».
Nel frattempo, però, la situazione non è cambiata e «il nucleo ha maturato ulteriore morosità anche nel nuovo alloggio (dal 2011 circa 6000 euro, che si vanno ad aggiungere ai quasi 10.000 euro maturati nel precedente alloggio) avendo garantito solo sporadici versamenti», prosegue Carrara. Che aggiunge: «Acer non sfratta chi perde il lavoro. Da anni l’Azienda Casa, di concerto con i Comuni proprietari del patrimonio abitativo pubblico, offre soluzioni mirate per gestire la morosità degli assegnatari che hanno perso il lavoro o sono finiti in cassa integrazione ».
In reltà la signora M., precisa Acer, «ha fatto scelte diverse rispetto ai redditi che pure ha percepito» dal 2010 al 2012 quando «non era disoccupata» ma «non ha (comunque) garantito nemmeno i pagamenti correnti. A fronte di entrate che comunque si sono succedute negli anni, non è condivisibile parlare di “morosità incolpevole”. Anche il recente versamento di 700 euro citato nell’articolo non corrisponde a verità, almeno sino ad oggi».
Carrara si sofferma anche su un altro aspetto: «La signora M. è stata seguita da Asp minori sino al 2000; da allora in poi la famiglia non si è più rivolta al servizio che non l’ha quindi inserita nelle liste del welfare». L’Acer risponde anche a Galileo Goretti, rappresentante del Sunia: per questo - come per tutti gli altri casi di morosità a rischio di perdita dell’alloggio - non c’è stata «alcuna gestione burocratica da parte di Acer e del Comune - conclude Carrara - È innegabile che, arrivati ad un certo punto, non si può prescindere dalla collaborazione del nucleo, in quanto sia Acer che il Comune sono tenuti a promuovere il rispetto del principio di legalità e imparzialità nella gestione del patrimonio Erp».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google