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Ecco i nuovi profughi Si cerca un punto in città

Ecco i nuovi profughi Si cerca un punto in città

Arrivati ieri altri 13 richiedenti asilo, per loro visite all’ambulatorio Caritas Entro pochi giorni bisogna scegliere la struttura-ponte per lo smistamento

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Annunciati già da un paio di settimane, sono arrivati ieri pomeriggio in città i profughi della nuova ondata condotta dall’operazione Triton. Si tratta di 13 persone, tutti uomini, provenienti in gran parte da Nigeria e Sud est asiatico, che arrivano dall’hub di Bologna e sono stati dirottati in prima battuta all’ambulatorio del centro Caritas di via Brasavola, per gli accertamenti sanitari di routine. I profughi vengono presi in carico dalla struttura del piano Sprar, guidato dall’Azienda servizi alla persona, e saranno alloggiati nelle prossime ore in appartamenti resi disponibili all’interno delle mura cittadine. Il loro numero è inferiore rispetto a quello preannunciato in un primo momento, che era di 23 persone, in quanto dal momento dell’arrivo a quello dello smistamento sul territorio diversi profughi preferiscono gestirsi in maniera autonoma, come il meccanismo dell’accoglienza consente loro di fare.

Non sarà certamente l’ultimo gruppo di profughi che sarà destinato al territorio provinciale, tanto che la struttura dell’accoglienza, in accordo con le autorità locali, si sta ponendo il problema di rispondere alle sollecitazioni ministeriali, che ha chiesto di attrezzare in ogni provincia un mini-hub di smistamento, in appoggio a quelli dei capoluoghi regionali. Ferrara dovrà individuarne uno in grado di ospitare 50-80 persone, con le caratteristiche indispensabili per queste strutture. Per questo motivo è stata subito scartata una soluzione come l’ex caserma di Cisterna del follo (assomiglierebbe più a un lager che ad un ricovero temporaneo, è stato subito chiaro), mentre l’ex Asl di via Cassoli sembra pure fuori gioco, anche perché dopo l’addio degli ambulatori si sta già pensando a qualche utilizzo di tipo sanitario. È comunque probabile che la scelta cada su di un edificio all’interno del territorio del capoluogo, e che venga decisa nel giro di un paio di settimane.

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