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Gli azionisti Carife «Ora vogliamo un segnale concreto»

Gli azionisti Carife «Ora vogliamo un segnale concreto»

Cappellari (Amici): siamo clienti, titoli presi al posto di Bot E sul fronte sindacale segnali di ricomposizione unitaria

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I piccoli azionisti Carife alzano la voce. «Vogliamo un segnale non simbolico, ma concreto e misurabile, per rinnovare la fiducia nella banca: è sei anni che lo stiamo aspettando» scandisce Marco Cappellari, presidente degli Amici della Cassa di Risparmio, cioè l’associazione che raccoglie 300 soci possessori da un minimo di cento a molte migliaia di azioni, alla quale in questi giorni d’incertezza e di svolta nella crisi della banca si sono rivolti parecchi membri del “popolo Carife”. «È vero, si tratta di una conferma che siamo considerati un punto di riferimento per un azionariato diffuso come forse in nessun’altra realtà bancaria italiana: è quest’azionariato il vero valore della banca, bisogna che il Fondo interbancario ma anche gli istituti di credito interessati alla Cassa lo capiscano bene» insiste Cappellari.

I piccoli azionisti tirano un primo bilancio di quanto successo negli ultimi giorni, a partire dalla decisione del Fitd d’intervenire con 300 milioni di euro nel capitale della banca: «Abbiamo ormai capito che il rischio di azzeramento del valore delle azioni è scongiurato, che la banca è in sicurezza, i clienti e gli obbligazionisti sono al sicuro al 100% e i dipendenti lavorano già con maggiore serenità. Ci sarà un nuovo management. Ora vorremmo che i vertici di corso Giovecca battessero un colpo, parlando finalmente con gli azionisti/clienti, senza delegare i direttori di filiale». Risulta, tra parentesi, che proprio ieri i capi area abbiano riportato ai responsabili di filiale quanto i commissari avevano riferito il giorno prima, anche se non si sa quanto siano entrati nel merito del Piano industriale triennale di rilancio.

Il concetto-perno del ragionamento degli Amici di Carife è, comunque, questo: «Non si possono fare paragoni tra gli azionisti di altre aziende o di grandi banche, e quelli di Carife. Noi - ha ribadito più volte il loro presidente - siamo al 90% azionisti-clienti, non speculatori. Abbiamo acquistato azioni perché ce lo proponeva la nostra banca, invece di comprare Bot e Cct, non per rivenderle poco dopo e guadagnarci qualcosa. Mi ricordo, tra l’altro, un solo associato non di Ferrara tra noi. Non ci siamo mai tirati indietro, nemmeno nel 2011, ma non ci si può chiedere appoggio all’infinito e incondizionatamente». Il clima tra i piccoli azionisti/clienti è più disteso rispetto a fine aprile, quando l’intervento del Fondo sembrava sinonimo di azzeramento del loro patrimonio in titoli, ma l’eventuale adesione all’aumento di capitale a fianco del Fitd dipenderà «in sostanza dal valore che verrà riconosciuto alle nostre azioni. Ci fa piacere che le associazioni di categoria si stiano mobilitando, ora ci attendiamo una convocazione da parte dei commissari» conclude Cappellari.

Ieri nessuna telefonata nemmeno alla Fondazione. Fermento anche sul fronte sindacale, di nuovo diviso in due, anche se Fabi e Fisac Cgil smentiscono la ricostruzione delle altre sigle: «Non vi è alcuna rottura politica, il problema è estremamente circoscritto. Confidiamo che il tavolo tornerà ad essere unitario al più presto».

Stefano Ciervo

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