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Discriminate sul lavoro, vincono la causa

innovativa sentenza: anche le cooperative obbligate dal giudice del Lavoro ad assumere

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GORO. «Dopo quattro lunghi anni è stata fatta giustizia e noi finalmente saremo assunte». Cantano vittoria due donne di Goro che potranno iniziare a lavorare in una nota cooperativa. Una sentenza forte, innovativa, importantissima. Stabilisce che, a fronte di discriminazioni di genere, il giudice del Lavoro può imporre anche a una cooperativa, quindi in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, di associare le presunte vittime della discriminazione. Una decisione di una novità assoluta, ottenuta dagli avvocati Marco Pietropolli di Porto Viro e Alessandro Micucci di Adria, che assistono due lavoratrici deltine, in una causa di fronte al giudice del Lavoro del Tribunale di Ferrara. Controparte era la Cooperativa pescatori del Delta di Goro. Secondo la ricostruzione emersa nel corso della causa, F. T. e E. M., le due aspiranti, più di una volta avevano chiesto di essere ammesse come socie nella cooperativa, ma non era accaduto. Una prima volta si erano rivolte al magistrato del Lavoro, che aveva ordinato alla Coop di cessare ogni comportamento discriminatorio (in quanto ritenuto non rispettoso del Codice delle Pari opportunità). Nonostante questo, l'ammissione non c’era stata. Le domande erano state valutate di nuovo e bocciate. Nel frattempo però erano stati ammessi altri quattro nuovi soci, tre uomini e una donna.

Il nuovo ricorso al giudice competente ha visto quest’ultimo accogliere l’impostazione degli avvocati Pietropolli e Micucci. Il magistrato ha ritenuto che, a fronte della prospettazione dei fatti delle ricorrenti, fosse onere della Cooperativa dimostrare l’assenza di ogni comportamento discriminatorio. Compito che non le è riuscito, secondo la valutazione del giudice. Dal momento che non sarebbero stati specificati i “requisiti oggettivi” dei quali le due aspiranti socie sarebbero state mancanti, né sarebbe una motivazione sufficiente affermare che gli altri soci erano stati preferiti a seguito di votazione per maggioranza.

A questo punto, la sentenza non si è limitata a ordinare come in precedenza la cessazione di ogni comportamento discriminatorio. Il giudice – ed è qui che sta la novità – ha anche ordinato che le due siano associate alla Coop, oltre a riconoscere loro danni morali per 1500 euro a testa. Non sono invece stati riconosciuti danni patrimoniali. Ovviamente la Cooperativa potrà, da parte sua, proporre Appello contro questa decisione.

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