«Enrico, questo è solo un arrivederci»
Tutta San Martino ai funerali del giovane morto il primo maggio in moto. La lettera degli amici, il dolore dei familiari
C'era tutta San Martino ieri mattina al funerale di Enrico Asnicar, il giovane di 26 anni rimasto ucciso il 1º maggio in un incidente stradale a San Carlo. Ma soprattutto c'erano i suoi amici d'infanzia, di lavoro, del Moto Club Bielle Roventi e quelli che condividevano con lui la grande passione per la motocicletta, la stessa che gli è costata la vita. Sono arrivati in corteo rombando, precedendo il feretro fino alla chiesa dove hanno poi parcheggiato i loro bolidi da cross, accanto a quello di Enrico e ai suoi stivali ancora sporchi di fango. Erano tantissimi, con gli occhi rossi di pianto e hanno voluto scortare la bara fino all'altare .
Le note di “Gerusalemme noi ti rivedremo” hanno accolto Enrico in una chiesa stracolma di gente, mentre altrettanta era rimasta all'esterno. «La nostra comunità piange Enrico - ha esordito don Marino - ed è accanto ai suoi familiari abbracciandoli con affetto. Lo abbiamo accolto in modo trionfale e ora ci guarda sorridendo dal cielo dove - come ha detto suo padre - Insegnerà agli angeli a guidare».
Si parla di “Cieli nuovi e terre nuove” nell'Apocalisse, uno dei brani scelti per le letture che sono servite al sacerdote per ritornare sulla resurrezione di Cristo che attraverso il battesimo ha esteso a tutti questo diritto. «Perché morire a soli 26 anni? - si è chiesto don Marino - Non c'è risposta se non quella cristiana ma ricordiamoci che siamo fatti per l'eternità e la vita non ci viene tolta ma solo trasformata. Grazie Enrico per il tuo buon carattere, per la tua mitezza, per il servizio che hai dato alla tua chiesa». Al termine della funzione religiosa Andrea ha letto una lettera per l'amico scomparso: «Ciao Enrico o con uno dei tanti soprannomi che ti erano stati dati. Eri semplice, sorridente, riservato e quando ti arrabbiavi lo eri solo con te stesso e mai con gli altri. Non ti preoccupare sarò breve perché so che queste cose a te non piacevano. Non c'è molto da aggiungere: siamo orgogliosi di te. E questo è solo un arrivederci!». Ma c'è ancora un momento straziante , un breve filmato che riprende Enrico sorridente, in sella alla sua moto, a tavola con gli amici, in montagna e al mare e infine su quella maledetta curva dove si è spenta la sua giovane vita. La gente scoppia in un lungo applauso fra lacrime e sospiri. Il feretro esce sul sagrato dove tutti cercano di arrivare ai familiari per condividere un po' del loro dolore; in disparte vi sono parcheggiate tante moto, c'è la sua, i suoi stivali ed Elia Cavicchi compagno di tante manifestazioni sportive che non di dà pace: «Quel maledetto 1° maggio c'eravamo appena lasciati dopo il tradizionale pranzo, e ora non c'è più. Caro Enrico tutti ti volevano bene».
Margherita Goberti
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