«Troppo menefreghismo tra i giovani della festa»
Il muretto crollato al Mammut. L'autocritica degli studenti. Il presidente Uba: molti volevano entrare a ogni costo senza pagare il biglietto Demaldè (Student Office) e Branca (Rua): più sicuro raddoppiare gli ingressi
IL FATTO E LE INTERVISTE
Sulle macerie del muretto del Mammut, abbattuto giovedì sera dalla folla accalcata all’ingresso per partecipare a una festa organizzata dagli studenti universitari, ha attecchito il seme dell’autocritica. E sotto accusa sono finite l’insensibilità e la noncuranza con cui molti giovani hanno reagito all’imprevisto. Un distacco giudicato poco in sintonia anche col fine benefico della serata.
Venerdì scorso, mentre la polizia redigeva il fascicolo destinato alla Procura, dell’incidente si è parlato in una riunione convocata in via Savonarola dal Consiglio degli Studenti di Unife. E non sono mancati i commenti di disapprovazione sulla condotta di una parte dei ragazzi che si sono ritrovati in via Borsari. Leonardo Uba, presidente del Consiglio degli Studenti, ha sintetizzato le sue considerazioni finali in un documento dai toni non proprio concilianti. «Ciò che ha scandalizzato maggiormente - scrive Uba - è stata l'indifferenza dei ragazzi di fronte all'accaduto: il crollo del muro non ha mutato le intenzioni della folla, che ne ha approfittato per introdursi nel giardino senza pagare il famigerato biglietto (per la cronaca, costava cinque euro, ed il ricavato della festa è stato donato in beneficenza), scavalcando letteralmente i calcinacci del muro e le poche persone cadute con esso. Menefreghismo totale: l'unico obiettivo era entrare, ad ogni costo». Un commento duro che, stando a quanto riferisce lo stesso Uba, ha trovato una certa eco nel dibattito, «aperto e trasversale», tra i rappresentanti delle associazioni portatrici di diversi orientamenti. «E non finisce qui - prosegue Uba nella sua sintesi - poco più tardi, l'ambulanza cercava disperatamente di uscire dal perimetro del polo, con tanto di sirene e lampeggianti, ma è stata frenata dalla stessa folla di persone che ne bloccava il passaggio». Ben più di una bonaria tirata d’orecchie per chi ha deciso di tirare avanti come niente fosse successo anche di fronte ad un studentessa di 22 anni rimasta leggermente ferita a causa del crollo. L’altro aspetto che Uba evidenzia riguarda «la sicurezza delle infrastrutture; di certo, è vero che un muro di cinta non è costruito per sopportare la pressione di centinaia di persone, ma d'altro canto non è ammissibile che crolli con così tanta facilità. Sicuramente le cose sarebbero andate diversamente se ci fossero state due entrate tali da far confluire le persone da più punti; per esempio, una per chi aveva già acquistato la prevendita del biglietto, e un’altra per chi il biglietto ancora non ce l'aveva». Stop alle feste universitarie, quindi? «No - risponde Uba - queste devono continuare (specie quando ottengono le dovute autorizzazioni dal Comune, come in questo caso), ma con una migliore organizzazione e una partecipazione più sensibile da parte di tutti i ragazzi, universitari e non». Sul raddoppio degli ingressi per ridurre la ressa e il rischio di incidenti si è detto d’accordo anche Daniele Branca, coordinatore della Rua. E gli ha fatto eco Francesco Demaldè (Student Office) che fra l’altro batte l’accento sull’«educazione e sul senso di responsabilità degli studenti che devono rispettare le strutture messe a disposizione dall’università».
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