Sos della Fondazione vittime di reati: senza soldi fermi dal 2016
I soci (le province) contribuiscono con contributi irrisori, in qualche caso nulli. E la struttura sta per finire le risorse a disposizione. Nel 2014 finanziate 30 richieste d'aiuto in regione, nella maggior parte dei casi si tratta di violenza sulle donne
Violenze sulle donne e sui bambini, ma anche furti, rapine e omicidio. Anche nel 2014 la fondazione vittime di reati dell'Emilia-Romagna ha finanziato 30 richieste di aiuto, in linea (anche se leggermente in calo) rispetto agli anni precedenti. Nella maggior parte dei casi si tratta di violenze sulle donne (21), sia in ambito familiare sia in altri contesti (stalking e mobbing). Altri quattro casi hanno riguardato violenze sui minori e cinque reati di altro tipo come omicidi, rapine, furti aggravati e lesioni. Delle 30 richieste, 19 vengono da persone o famiglie italiane, 10 da stranieri e uno da una coppia mista. La fondazione ha stanziato 173.000 Euro, di cui il 69% per violenze di genere, il 16% per violenze su minori e 15% per altri reati. Nei primi mesi del 2015, invece, sono già 17 le richieste di aiuto che la fondazione ha accolto: due casi di omicidio (uno tentato), due istanze per violenza sessuale su minorenni e 13 situazioni di maltrattamento in famiglia, aiutando 18 nuclei familiari nei quali erano presenti anche 27 bambini o ragazzi, vittime dirette di abuso o spettatori della violenza degli adulti.
Questi rischiano però di essere gli ultimi interventi della fondazione, a meno che non si riescano a reperire altre risorse.
Dal 2011, infatti, i contributi per aiutare le vittime di reati superano ogni anno il fondo di gestione, che oltretutto, nel 2014, è stato inferiore agli anni precedenti. "La riduzione nei contributi dei soci - si legge nella relazione sull'attività 2014 della fondazione - è dovuta sia dai tagli agli enti locali, sia dalla riforma che ridimensiona fortemente competenze e risorse delle province. Alcune di esse già nel 2013 avevano segnalato l'impossibilità di sostenere la quota proposta di 5.000 Euro".
L'anno scorso, infatti, l'assemblea dei soci della fondazione vittime di reati dell'Emilia-Romagna ha accettato che le province di Piacenza e Reggio Emilia versassero 2.500 Euro, quella di ferrara 100 euro e che le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini non dessero contributi.
Ipotizzando che nel 2015 tutto rimanga pressochè invariato, ovvero contributi dai soci per 110.000 euro, aiuti alle vittime per 180.000 Euro e spese di funzionamento per 47.180 euro, senza entrate diverse nè finanziamenti a progetto, "la fondazione non potrà fare altro che erodere ulteriormente l'accantonamento iniziale, grazie al quale può sopravvivere ancora per alcuni esercizi finanziari, fino a quando non sarà più possibile una compensazione".
In altre parole, si legge nella relazione sull'attività 2014, "se i ritmi rimarranno quelli attuali, la fondazione potrà continuare a svolgere il suo mandato per tutto il 2015 e fino alla fine del 2016, dopodichè non avrà più risorse sufficienti", a meno di andare a "intaccare il capitale costitutivo". Dunque, "se si ha a cuore il futuro della fondazione, ovvero la possibilità di continuare ad assicurare un sostegno alle vittime di gravi reati, occorre individuare sin dal 2015 strategie di sviluppo che possano comprendere sia l'ampliamento della base dei soci sia la ricerca di ulteriori fonti di finanziamento". Fra le possibilità c'è anche andare a bussare ai comuni non capoluogo, alle unioni di comuni e anche ai privati.
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