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«Una sconfitta il no all’accordo sui Cri»

«Una sconfitta il no all’accordo sui Cri»

Parla Bertelli (Cisl). Servivano 41 maestre, bastava il consenso di 31, ma su 209 solo 22 erano disposte a lavorare a luglio

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«La considero una sconfitta». Francesco Bertelli, responsabile Cisl-Enti Locali, non usa mezzi termini per commentare l’esito finale della vicenda Cri. Bertelli è uno dei sindacalisti che insieme ai colleghi di Cgil e Uil aveva fatto l’accordo per assicurare la gestione diretta di Centri ricreativi per l’infanzia e scongiurare l’esternalizzazione del servizio estivo. Ma l’accordo è stato sepolto sotto la valanga di no pronunciati dalle maestre. Per attivare i Cri dal 29 giugno al 24 luglio servivano 41 educatrici. L’accordo Comune-sindacati stabiliva che le educatrici di ruolo del Comune dovevano fornire non meno del 75% e non più dell’85%. Il resto del personale docente necessario sarebbe stato attinto dalle graduatorie dove si pescano i supplenti per gli incarichi annuali. Serviva quindi la disponibilità di almeno 30-31 maestre a lavorare 4 settimane a luglio; oltre allo stipendio avrebbero avuto diritto a un incentivo di 1000 euro lordi (500 se la disponibilità era per due settimane). Fra le 209 educatrici delle scuole d’infanzia comunali (60 delle materne e 149 dei nidi), di cui 150-160 sono di ruolo, solo 22 hanno detto sì. Troppo poche.

L’accordo prevedeva un riconoscimento anche al personale non docente (31 persone) sebbene per costoro lavorare a luglio rientri tra gli obblighi e non tra le opzioni volontarie: per 4 settimane il premio era di 200 euro.

Il Comune - come riferito ieri dalla Nuova - ha dovuto innestare la retromarcia: la gestione dei Cri, come è successo anche in passato, sarà esternalizzata. Non sarà necessario fare una nuova gara di appalto, vale quella dell’anno scorso che ha durata triennale.

«La reinternalizzazione del servizio Cri rappresentava una vittoria - dice Bertelli -, l’incentivo economico ci sembrava abbastanza remunerativo. Si valorizzava il lavoro pubblico, la professionalità del dipendente, gli si dava un riconoscimento. Abbiamo fatto scioperi e manifestazioni per andare in questa direzione... C’era anche la disponbilità del Comune a rivedere il piano ferie e vi erano novità positive sulla formazione. Nelle assemblee abbiamo spiegato queste cose - l’accordo in sè e il suo significato - si vede che, almeno per quanto mi riguarda, non sono riuscito a farmi capire dai lavoratori».

L’accordo, inoltre, avrebbe consentito all’amministrazione comunale di contenere le spese: lo stipendio alle educatrici va pagato comunque, sarebbe rimasto da pagare solo l’incentivo e la retribuzione delle educatrici prese dalla graduatoria per completare l’organico dei Cri. Si sarebbe innescato un meccanismo virtuoso con qualche ulteriore possibile positiva ricaduta: la legge prevede che se i lavoratori contribuiscono a migliorare l’efficienza della macchina amministrativa - specifica Bertelli - il 50% dei risparmi può esser destinato al Fondo di produttività.

Marcello Pradarelli

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