La Nuova Ferrara

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Il prete in procura con il body-guard

di Daniele Predieri
Il prete in procura con il body-guard

Con avvocato e autista, don Bruscagin interrogato dagli inquirenti per spiegare i segreti sulla morte di Willy a Goro

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GORO

Il suo viso è una maschera di pietra quando esce dalla procura attorno alle 16.30, dopo un’ora e un quarto di interrogatorio davanti al pm Giuseppe Tittaferrante e i carabinieri che stanno indagando sull’omicidio di Willy Branchi.

In don Tiziano Bruscagin non c’è più nulla dell’uomo quasi spavaldo che ha parlato con tanti, facendo i nomi di chi ha ucciso Willy Branchi la notte tra il 29 e il 30 settembre del lontano 1988. Che a la Nuova Ferrara diceva, con provocazione, «vogliono che tolga le castagne dal fuoco per altri, ma io non ci sto», alludendo al fatto che gli inquirenti puntavano - e puntano -, dopo la riapertura dell’inchiesta, sulla sua testimonianza, sui suoi ricordi, sulle dichiarazioni e i nomi fatti a la Nuova Ferrara e in una intervista al Resto del Carlino.

Ieri per la prima volta in vita sua, nell’interrogatorio, ha avuto la veste di indagato, per aver rilasciato false dichiarazioni al pm, per aver detto il falso, secondo gli inquirenti, rispetto quanto aveva detto negli ultimi mesi a giornalisti e giornali. Don Tiziano Bruscagin, parroco di Goro negli anni ’80, sacerdote che celebrò i funerali del povero Willy e custode dei mille segreti del paese e della sua omertà, ha dovuto spiegare perchè prima fece i nomi e detto di aver saputo da testimoni i retroscena dell’omicidio, poi invece agli inquirenti - che lo avevano sentito «solo» come testimone - ha riferito di non saper nulla dell’omicidio. Per questo motivo, è stato ascoltato dagli inquirenti ieri pomeriggio con in tasca un avviso di garanzia per le false dichiarazioni, e l’assistenza dell’avvocato Milena Catozzi, accompagnato da una terza persona, l’autista-quasi body-guard a proteggerlo, che prima criticava duramente i giornalisti con toni minacciosi «state attenti e riflettete su ciò che avete scritto», poi all’uscita, quasi impedendo di parlare con il prete, «allontanatevi da lui, sto io al fianco del Don», nel percorso tra procura e l’auto poco distante.

Dopo l’interrogatorio, silenzio anche dal legale: «Non rilasciamo dichiarazioni», le laconiche e cantilenanti parole dell’avvocato Catozzi. Rammentiamo che questa è l’ultima tappa di una vicenda che dall’autunno scorso ha ripreso quota dopo un silenzio di 26 anni, in cui poco o nulla si fece, ma quel poco portava già vergata sulla carta di una informativa dei carabinieri, redatta nel lontano 1996, nomi, cognoni e soprannomi di chi uccise Willy e aiutò a farlo. Anche allora, don Bruscagin, ascoltato come testimone - ritenuto fondamentale - non aiutò nessuno a risolvere il caso. Ieri come oggi.

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