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Ferrara

«Vi racconto la mia vita con la fibromialgia»

di Katia Romagnoli
«Vi racconto la mia vita con la fibromialgia»

Non è una malattia rara, ma è ancora una patologia poco conosciuta Silvia Morese, insegnante di Comacchio, ha scoperto di averla dopo 40 anni di sofferenze

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COMACCHIO

Non è una malattia rara, ma la fibromialgia è ancora una patologia poco conosciuta, che purtroppo costringe chi ne è affetto ad una vita di privazioni, oltre che di sofferenze, spesso non comprese dall’entourage di parenti, amici e colleghi. Silvia Morese, insegnante della scuola dell’infanzia del Lido degli Estensi, da 40 anni lotta contro una malattia, che provoca dolori cronici diffusi, rigidità muscolare, insonnia, depressione. Silvia qualche anno fa casualmente ha scoperto cosa sia la fibromialgia e quali effetti devastanti possa provocare, ascoltando il racconto di un’amica che ne è affetta. «Non potevo far altro che cercare di consolarla, ma inutilmente – ricorda Silvia - chiedendomi che parole avrei potuto inventare per riuscire a farle sentire la mia vicinanza. Ignoravo tutto di quella malattia e tutte le mie sofferenze passarono in secondo piano, non avendo alcun senso raccontarle che di lì a poco sarei stata operata per un carcinoma alla tiroide».

Ripercorrendo le tappe della propria vita, Silvia ammette che da ragazza, rispetto alle coetanee si trovava sempre a corto di energie, alternando ricoveri ospedalieri a continue visite specialistiche. Solo nell’estate del 2014, grazie al consiglio di un amico, Silvia si rivolge ad uno specialista e anche per lei la diagnosi è implacabile. «In quel momento provai un senso di liberazione – spiega la donna, che vive a Porto Garibaldi - perché finalmente dopo 40 anni mi veniva detto che tutto quel dolore che avevo sopportato sino ad un attimo prima aveva un nome e forse, chissà, anche una cura. Lo specialista – aggiunge Silvia – in quella prima visita mi prescrisse un miorilassante che prendo da otto mesi e che ha permesso al mio corpo di allentare le contrazioni muscolari e la rigidità mattutina».

Tuttavia per Silvia, come per tanti altri pazienti, la scoperta della malattia è stata solo il primo passo, perché l’eziologia resta quasi del tutto sconosciuta. Da qualche tempo la donna si è avvicinata all’A.N.Fi.Sc onlus, divenendone poi referente provinciale di Ferrara. Ciò che più salta agli occhi e che l’associazione cerca di contrastare con adeguata informazione è l’atteggiamento di chi è vicino ai malati di fibromialgia, perché si fatica a comprendere che anche in apparenza truccata e ben vestita, la persona che si ha accanto soffre 24 ore su 24. In Italia sono oltre 2 milioni le persone affette da questa patologia subdola e dopo il recente riconoscimento della malattia sancito dalla Regione Veneto, ora l’Associazione Nazionale fibromialgia, encefalomielite mialgica benigna, sensibilità chimica multipla si sta battendo per l’estensione del riconoscimento a livello nazionale, «per consentire alla diagnosi e cura, ma soprattutto alla ricerca di fare passi da gigante – conclude Silvia- per migliorare le condizioni di salute dei pazienti».

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