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Ferrara, le maestre dei centri estivi: lavorare anche d’estate, non ce la facciamo più

Ferrara, le maestre dei centri estivi: lavorare anche d’estate, non ce la facciamo più

Un gruppo di insegnanti: ce l’hanno detto a ferie decise, a fine anno siamo esauste
L’amministrazione le invita a ripensarci, lunedì assemblea sindacale rovente

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FERRARA. Chi terrà aperti i Centri ricreativi estivi dove i genitori che lavorano inviano i figli piccoli? Difficile rispondere con certezza alla domanda che centinaia di famiglie ferraresi si sta ponendo, dopo la clamorosa bocciatura da parte delle educatrici comunali della proposta di allungare il loro periodo d’impiego per coprire, previo incentivo, le quattro settimane di luglio. La disponibilità individuale l’hanno data, barrando la casella dell’apposito questionario, appena 22 educatrici di ruolo su oltre 150, quando ne servivano almeno 31. Il Comune, e i sindacati che ci avevano puntato molto per dimostrare di poter fare a meno delle coop, restano con il cerino in mano: una soluzione andrà trovata nel giro di pochi giorni, visto che i genitori sono in ebollizione dopo aver ricevuto rassicurazioni più o meno formali sulla «continuità educativa».

Ieri l’amministrazione comunale ha inviato alle insegnanti una lettera nella quale, oltre a formalizzare i numeri, si richiede un ripensamento a chi non ha dato la disponibilità. In alternativa alla conferma della gestione coop degli anni scorsi, che costa di più al Comune, è possibile una variazione del mix tra insegnanti di ruolo e non di ruolo, se il ripensamento non dovesse ottenere il risultato sperato. Si preannuncia intanto molto calda l’assemblea delle educatrici convocata per lunedì pomeriggio alla Sala della musica. I social network in questi giorni sono pieni di attacchi alle maestre “ribelli”, accusate nemmeno troppo velatamente di scarso attaccamento al lavoro e ai bambini. «Ma non ci stiamo a passare per fannullone visto l’impegno garantito durante tutto l’anno, la verità è che la maggioranza di noi non ce la fa più, per i più svariati motivi» è la replica di un folto gruppo di educatrici, affidate ad un lettera alla Nuova che porta 75 firme, tra cui anche di qualcuna che aveva accettato.

Questo gruppo di maestre sottolinea anzitutto le circostanze nelle quali è stata formulata la proposta: l’unica assemblea svolta, il 16 aprile, è arrivata a piani ferie già consegnati e pianificazione familiare definita, senza preavviso in quanto da anni i Cri sono svolti dalle coop. L’accordo aziendale del 2007 prevede sì la sospensione dell’attività scolastica nei mesi di luglio e agosto, «ma non è vero che facciamo due mesi di vacanze: le ferie estive sono di 32 giorni, più le due settimane d’interruzione natalizia e una per Pasqua». Nel resto dell’estate si fa formazione o sistemazione locali, quindi sostituire queste attività con settimane incentivate a 500 euro (o 1.000 per un mese) farebbe comodo, salvo per chi ha tre figli e pagherebbe di più a... iscriverli ai Cri. E qui subentrano i disagi divenuti strutturali, «poche sostituzioni, estrema flessibilità, età alta almeno nell’infanzia: arriviamo a fine anno esauste» dicono queste maestre. Il malessere, insomma, ha radici lunghe.

Stefano Ciervo

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