Rubava anelli col trucco della pomata: condannata
Tre anni per rapina a Senni Casagrande: in aula il racconto di una delle vittime «Mi ha spalmato la crema sulle mani, ha sfilato gli ori e poi mi ha spintonata»
Una passata di pomata sulle mani, e gli anelli scivolavano dalle dita della malcapitata direttamente nel suo pugno. Così Senni Casagrande, condannata ieri a tre anni per rapina, ingannava e derubava le sue vittime. Lo ha raccontato ieri in tribunale proprio una delle sue “prede”, al processo che si è concluso con una stangata per l’imputata. I fatti contestati risalgono all’aprile di tre anni fa e a raccontarli è stata proprio la signora finita nella trappola della ladra.
Nell’aprile di tre anni fa, dunque, la signora si era fermata a guardare la vetrina di un negozio in via Carlo Mayr, quando era stata avvicinata da una donna sui 35 anni, bassa e robusta, occhiali da sole e bandana. Con modi gentili le donna le aveva spiegato di essere in procinto di aprire un’attività di vendita di cosmetici e le aveva proposto di provare uno dei suoi prodotti, una crema per le mani appunto. Estratto il tubetto, la donna le aveva spalmato un po’ di pomata sulla mano destra, quella in cui spiccavano due anelli di oro giallo con diamanti, appartenuti alla madre. Così, lubrificate a dovere le dita, la ladra si era preparata ad agire. Non appena la vittima aveva avvolto la mano in un fazzoletto per pulirsi, la donna glielo aveva strappato dalle mani, sfilandole gli anelli; e dopo averle assestato uno spintone era scappata con il bottino, fazzoletto compreso.
La signora il giorno successivo aveva fatto denuncia in questura, e mesi dopo era stata convocata dalla squadra mobile. A ottobre, infatti, la polizia di Stato aveva arrestato in flagranza una donna mentre, con identiche modalità, tentava di derubare un’altra vittima. Messa di fronte alle foto segnaletiche, la signora non aveva avuto esitazioni a riconoscerla come la stessa che l’aveva rapinata a fine aprile. E ieri, rispondendo alle domande del pubblico ministero Patrizia Castaldini, ha ribadito di riconoscerla senza alcun dubbio. Il giudici Luca Marini, accogliendo le richieste dell’accusa, ha così condannato l’imputata - non presente in udienza - a tre anni di reclusione e a una multa di 516 euro, oltre al pagamento delle spese processuali e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.(a.m.)
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