La Nuova Ferrara

Ferrara

Addio dottor pianoforte Era il re degli accordatori

Addio dottor pianoforte Era il re degli accordatori

Ritratto di Mario Strozzi, organista erede di lunga tradizione familiare Il ricordo dell’ex presidente del Frescobaldi: «Non chiedeva mai una lira»

4 MINUTI DI LETTURA





"President! A gh'è da acurdàr al pianfort" "Ciàma Strozzi" "Bisugnarà pagàral però stavolta..." "Tinto! Dagh quel ch'al dmanda. L'è al mèi; e cum al ciamén, l'è chi". Un dialogo in dialetto ferrarese. Un dialogo fra me e William Tinto quando, negli anni '80, io ero presidente del Circolo Girolamo Frescobaldi e Tinto il segretario. Alla notizia della morte di Mario Strozzi, organaro e accordatore di pianoforti, il primo ricordo che si è affacciato alla mia memoria è stato proprio questo. Il Circolo Frescobaldi aveva sede in via Palestro e da ottobre a tutto maggio di ogni anno organizzava concerti il giovedì pomeriggio e la domenica. La necessità di accordare il pianoforte mezza-coda si presentava almeno due volte a stagione, perché sullo strumento suonavano allievi del Conservatorio Frescobaldi ma anche professionisti, e ci suonò pure Radu Lupu per studiare un concerto pianistico che avrebbe tenuto il giorno dopo nel Teatro Comunale.

Mario Strozzi veniva, accordava, poi se ne andava. Se nessuno diceva niente, lui non chiedeva i soldi. Non li chiedeva mai. Era Tinto che lo richiamava indietro, quando addirittura stava per imboccare le scale, vociando: "Mariooo! S'at d'avér?". Strozzi mormorava una cifra, quasi in imbarazzo, e Tinto pagava ritirando la ricevuta.

Ma c'è un altro ricordo che si affaccia alla mia memoria, ricordo di un tempo ancora precedente. Erano i primi anni '60, frequentavo le scuole medie, orario pomeridiano. Tutte le sere con la corriera di linea andavo a casa, da Ferrara a Denore, insieme al gruppo di denoresi che erano dipendenti di Mario Strozzi: Claudio Ferraresi, Ovidio Gamberoni, Giacomino Rizzioli, Maurizio Nardini e Angelo Malossi; vi era un altro denorese che lavorava da Strozzi, Gianni Ferraresi, che all'epoca abitava già in città. La pattuglia dei denoresi parlava spesso in corriera del "capo" e degli organi che si stavano costruendo o che andavano montati in varie parti d'Italia. E tutti, proprio tutti, anche se poco scolarizzati, citavano e amavano Bach e Frescobaldi...

Era questa la "banda Strozzi" degli anni '60 e con loro anche altri bravi lavoratori che da Strozzi avevano imparato il mestiere, come i fratelli Paolo e Giovanni Pasini.

Mario era l'erede vero dell'organaro Ferdinando Strozzi, zio, che nel 1881 aveva aperto la "bottega" a Fossanova San Marco; da allora furono poco meno di una decina gli organi fra piccoli e grandi, costruiti e montati nel ferrarese dall'organaro di Fossanova San Marco. Oggi restano attivi quelli nelle chiese di Serravalle, Villanova di Denore, Migliarino e Cornacervina. Successivamente il fratello Giuseppe Strozzi, padre di Mario, continuò il lavoro di artigiano aggiungendo all'attività anche i pianoforti, con un negozio in Via Garibaldi finché Mario, ingrandendo la ditta e facendo prosperare il lavoro, aprì l'attività nella mitica sede di Via Gusmaria. Mario Strozzi si era diplomato in Pianoforte al liceo musicale "Girolamo Frescobaldi" (all'epoca non era ancora assurto al rango di Conservatorio), non fece mai il pianista anche se aveva i numeri per poter competere; preferì continuare la tradizione artigiana di famiglia per quasi mezzo secolo, fino alla cessione del marchio alla commerciante Silvia Beccari, avvenuta alle soglie del Terzo Millennio. Dopo la cessione del marchio ha continuato come accordatore fino a pochi mesi prima della morte, sopraggiunta a 87 anni, alcuni giorni fa.

Il vero erede della tradizione organara ferrarese impersonata da Ferdinando ma soprattutto da Mario Strozzi (116 organi costruiti e montati in Italia, dall'Emilia alla Puglia, a Brescia, Roma, Firenze, Locorotondo, Ruvo e altre piccole e grandi città) è però l'allievo di Mario, Gianni Ferraresi che, una volta imparato il mestiere, quando la Ditta Strozzi cominciò a rallentare l'attività, si mise in proprio e costruì e montò 54 organi nuovi sia in Italia che all'estero, dedicandosi con eccellenti risultati anche all'integrazione dell'elettronica negli organi misti, a canne tradizionali e digitali.

Ferraresi aprì un suo laboratorio in Via XX Settembre (mentre il negozio di pianoforti e strumenti musicali lo aveva in Via Previati, di fronte al Conservatorio), e tutt'oggi ricorda così il magistero di Mario: «Era un musicista molto preparato. Ero entrato in bottega da lui come falegname ma poi visto che più che i lavori di falegnameria m'interessavano soprattutto organi e pianoforti, la loro musica, la loro voce, mi insegnò il mestiere, Mi dava consigli su come lavorare, mi confidava i piccoli segreti di bottega, insomma mi dava lavoro e nel contempo mi formava. Fu la svolta della mia vita. Senza un maestro preparato e disponibile come lui, probabilmente avrei fatto a lungo e forse per sempre il falegname, mestiere che avevo imparato da mio padre e mio zio».

Athos Tromboni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google