Spese pazze in Regione, chiesto il rinvio a giudizio anche per Malaguti
Il provvedimento della Procura di Bologna riguarda 11 consiglieri del Pdl della scorsa legislatura. Al ferrarese contestati 53mila euro di rimborsi
FERRARA. Il provvedimento era atteso e, puntualmente, è arrivato. La Procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per 11 consiglieri regionali del Pdl della scorsa legislatura, indagati per peculato nella cosiddetta inchiesta sulle "spese pazze" della precedente assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, relativa ai rimborsi nel periodo compreso tra giugno 2010 e dicembre 2011. Le richieste sono state firmate dai pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi con il visto del procuratore aggiunto, Valter Giovannini, coordinatore del gruppo "pubblica amministrazione".
Rispetto agli avvisi di fine indagine, le cifre contestate dagli inquirenti sono rimaste le stesse, eccetto per la posizione del consigliere rieletto Galeazzo Bignami, al quale sono contestati circa 4mila euro in meno rispetto alla somma iniziale, che era di 39mila euro. Una diminuzione motivata dal fatto che i pm hanno ritenuto attendibile la documentazione presentata dal consigliere relativa alle spese relative a consulenze.
Nel novembre 2014 fu notificato il fine indagine a 41 ex consiglieri regionali esponenti di tutti i partiti dello scorso "parlamentino" di viale Aldo Moro. Con le richieste di rinvio a giudizio per gli ex eletti del Pdl in Regione, la Procura ha chiesto il processo per esponenti di tutti i gruppi consiliari della scorsa legislatura.
Fra questi, anche il ferrarese Mauro Malaguti, difeso dall'avvocato Alberto Balboni, al quale sono stati contestati 53mila euro, di cui la metà (26mila) sono spese di rappresentanza per pranzi e cene; l'altra voce più rilevanti sono i rimborsi per i viaggi (in genere spostamenti in auto) per 14mila euro e quelle per la pubblicità (5mila).
«Io ho rispettato le regole che per anni sono state in vigore in Regione. Per ogni rimborso - spiegò alla Nuova Ferrara lo stesso Malaguti dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia - ho presentato una documentazione, una ricevuta. È tutto certificato. In altre Regioni mi risulta che certi rimborsi si fanno in via forfettaria, qui no, bisogna giustificare tutto. Non è sbagliato il principio. Certo è una regola che dà garanzie al cittadino e anche al consigliere eletto, ma paradossalmente adesso si ritorce contro di noi. Gli stessi funzionari ci dicevano che per comprovare il rimborso di un viaggio conveniva portare anche uno scontrino per una consumazione al bar...Non capisco qual è la mia colpa: ho presentato delle note spese documentate e un funzionario della Regione ha verificato che tutto fosse in regola, in base a ciò mi hanno dato i rimborsi».
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