Cri Ferrara, i sindacati alle maestre: ripensateci
Fino alle 12 si può. «Cambiate le carte in tavola, siamo esauste». «Ci sono lavori più pesanti, siamo pagate pure d’estate»
Ieri pomeriggio la Sala della Musica si è riempita di educatrici degli asili e dei nidi comunali, c’erano le poche che hanno detto sì al progetto comunale di lavoro incentivato a luglio nei Centri estivi, e tutte le altre che invece hanno scelto di non dare la disponibilità. Alla fine di quasi due ore di dibattito piuttosto acceso, nel corso del quale più volte sono stati tirati in ballo gli articoli della Nuova che avevano anche provocato una lettera di risposta pluri-sottoscritta, le proporzioni non sembravano modificate in maniera radicale, ma diverse persone hanno chiesto «come si fa a dare la propria adesione?»: poiché mancano in realtà appena 9 disponibilità “piene”, cioè di 4 settimane, non è escluso che entro le 12 di oggi la frittata possa essere ribaltata e i Cri aperti con le maestre comunali, e non con le coop. È questo l’obiettivo dichiarato dal Comune, che risparmierebbe usando le sue maestre, e anche il sindacato, spiazzato dalla scarsa adesione al progetto concordato con l’amministrazione, ieri ha inviato esplicitamente al ripensamento. «Rischia di passare al solito il messaggio che i dipendenti pubblici sono un peso, o addirittura che i diritti sono un privilegio: così abbiamo chiesto al Comune la riapertura dei termini» è la spiegazione di Luigi Vitali (Fp Cgil), e il suo segretario provinciale, Cristiano Zagatti, in chiusura di assemblea ha invitato tutte a «un ri-ragionamento: per noi in questo accordo c’erano diverse opportunità per dare valore al lavoro pubblico e aiutare anche il precariato».
Nel mezzo si sono confrontate due correnti di opinione, perché la vicenda ha prodotto una divisione abbastanza netta tra le educatrici.
Le ragioni del no. «Tre anni fa avevamo detto no, compatte, a tutti i centri estivi, qualche mese fa il Comune diceva che non c’erano soldi per farle e invece adesso, a fine anno scolastico, cambiano le carte in tavola. Ma noi durante l’anno facciamo 200 ore di teatro, piscina e quant’altro di progetti, se vogliono farci lavorare d’estate ridiscutiamo tutto». «Mi spiace per i sindacalisti qui presenti, ma non mi sono sentita sostenuta dal sindacato: non era stato dato alcun mandato nell’assemblea del 16 aprile, non vogliamo ragionare oggi di un progetto per luglio, semmai rivediamo il contratto». «Sì, c’era una forte spinta del sindacato per questo progetto, qualcosa non quadra». «I part time sono stati esclusi a priori e questo non è giusto. Se parliamo di estate, allora spieghiamo anche che durante l’anno non vengono sostituiti i congedi matrimoniali, quelli per le gravidanze arrivano in ritardo e a volte cambiamo i pannolini con 14 bambini di due anni da controllare», quindi, è il concetto, si arriva usurate all’estate.
Ad alcuni rilievi ha risposto Sabrina Cerini (Uil enti locali), «il 16 aprile ci avete detto di andare a sentire le proposte del Comune. Per carità, non esca da quest’assemblea la proposta di andare a ridiscutere l’accordo integrativo per via dei centri estivi. Sarebbe controproducente».
Le ragioni del sì. «Dobbiamo dire grazie ai sindacati, i nostri diritti li abbiamo strappati con le unghie ma non sono immutabili». «Ci sono tanti lavori più faticosi dei nostri, gli insegnanti statali hanno poi anche gli esami. La vicenda andava gestita meglio, una volta saputo che non c’erano i numeri bisognava trattare fino alla fine senza andare sui giornali. Perché il Comune ha cambiato idea? I genitori hanno fatto pressione per avere il servizio, i disabili ad esempio i privati non li vogliono. La prossima volta che dovremo lottare contro le esternalizzazioni non avremo più i genitori al nostro fianco». «Quattro anni fa ero d’accordo per il no, stavolta c’era un riconoscimento anche per le ausiliarie. Siamo pagate per lavorare, anche d’estate, e non è tanto etico non farlo». «Quattro anni fa era diverso, oggi la concorrenza dei privati si sente e il mondo del lavoro ha fatto un passo indietro».
Oggi a mezzogiorno si vedrà se la bilancia si è spostata almeno un pochino.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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