«Dieci anni, previsione troppo ottimista»
Don Zanella (Diocesi): «Su 21 milioni previsti sono stati anticipati solo 900mila euro»
Un mese fa don Stefano Zanella ha incontrato in Regione l’assessore Palma Costi. L’esito è stato interlocutorio, ancora una volta. «Lei è davvero “sul pezzo”. Tuttavia non ci ha saputo dare soluzioni a breve su eventuali piani di ricostruzione», dice il direttore dell’ufficio tecnico della Diocesi. Il patrimonio architettonico e artistico ecclesiastico ha ancora ferite profonde, a tre anni dal sisma. Le suture, o meglio soluzioni concrete per la risistemazione di gran parte delle chiese danneggiate, non si intravvedono all’orizzonte. «La Regione – spiega il prete-ingegnere – ci diceva all’inizio che tre annualità sarebbero bastate per risolvere tutto. La verità è che non abbiamo completato nemmeno la prima. Quando dicevo che sarebbero serviti dieci anni, mi davano del pessimista. Ora dico che dieci sono pochi». Basti notare che solo un progetto di intervento (quello per Santa Maria Nuova-San Biagio in città) è stato approvato dai tecnici regionali sui 18 inviati dalla Diocesi, relativi al piano delle opere pubbliche 2013-14; altri quattro (tra cui due molto complessi, Cattedrale e Palazzo Arcivescovile) ancora devono essere messi a punto. «Quando si è di fronte a una chiesa – specifica don Zanella -, il tempo di realizzazione di un progetto di recupero è molto lungo. Il problema è che c’è bisogno di contributi: finora abbiamo avuto anticipazioni solo per 900mila euro su un totale di 21 milioni, al fine di coprire le spese tecniche di progettazione».
Fin dall’estate 2012 il salone degli stemmi nel palazzo della Curia ha ospitato le opere d’arte delle chiese chiuse per danni. “È del tutto probabile che la situazione si protrarrà – prevede Aniello Zamboni, che della Diocesi è il direttore dell’ufficio beni culturali -. Quando finirà tutto questo? Vediamoci il giorno della Risurrezione. Il deposito sarà incrementato, specie con le opere in arrivo da S. Domenico, che vive un persistente stato di abbandono, in peggioramento giorno dopo giorno». Arriva anche l’appello, «le voci delle associazioni culturali e dell’opinione pubblica dovrebbero levarsi alte».
Nel corso dell’incontro organizzato in Ariostea dal quotidiano online Ferraraitalia.it, sono intervenuti anche l’architetto Andrea Malacarne (Italia Nostra) e la presidente dell’Associazione guide turistiche, Virna Comini: «I turisti stanno tornando in città – racconta – ma all’inizio i tour operator li dirottavano altrove. Il problema è che Ferrara non ha mai saputo costruire una vera immagine di sé all’esterno: vanno tutti a Ravenna, città del mosaico, poi passano qui mezza giornata e alla fine, ammirata la bellezza che c’è, si pentono di non averci passato più tempo».
Fabio Terminali
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