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Poste, serrata degli uffici e sciopero dei lavoratori

Poste, serrata degli uffici e sciopero dei lavoratori

Ieri l’astensione dal lavoro con un 60% di chiusure e molte astensioni La protesta dei sindacati Cgil e Uil: non viene sostituito chi va in pensione

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Il 60% di uffici chiusi in provincia e quasi la metà di portalettere in sciopero. Sono i risultati dell’astensione dal lavoro proclamata per l’intera giornata di ieri da Cgil e Uil e che ha interessato i dipendenti di Poste Italiane. In mattinata i sindacati hanno poi organizzato un presidio davanti alla sede della prefettura, in corso Ercole I d’Este. Lo sciopero, che aveva carattere regionale, prendeva di mira innanzitutto il processo di privatizzazione deciso dal Governo con la vendita del 40% di Poste Italiane, «una manovra per portare soldi nelle casse dello Stato – sostengono Slc-Cgil e Uilposte in un comunicato - con la vendita dei settori trainanti, con il concreto pericolo dell’abbandono del servizio universale di recapito, lasciando l’azienda ostaggio del mercato e degli speculatori».

Da questa impostazione deriva la scelta di abbassare i costi tagliando sul personale: «Secondo l’ultimo piano di riorganizzazione datato novembre 2012 – spiega Glauco Melandri, segretario provinciale Slc-Cgil – avremmo dovuto contare in provincia su 784 dipendenti, invece oggi siamo poco più di 700. Non viene sostituito chi va in pensione o chi esce con esodi incentivati, mentre non vengono disposte assunzioni a copertura delle lunghe assenza dovute a malattie o gravidanze». Tutto ciò, secondo i sindacati ha inevitabili ripercussioni sul servizio offerto ai cittadini: «Così sempre meno addetti, con l’impossibilità di tenere aperti tutti gli sportelli, portano al risultato di file e tempi d’attesa per i clienti sempre più lunghi. Non riuscendo a erogare un servizio universale adeguato, la conseguenza sarà che saranno chiusi gli uffici postali che non sono ritenuti economici».

Come noto, sono quattro (Reno Centese, Masi San Giacomo, Montesanto e Marozzo) i presidi a rischio chiusura nel territorio ferrarese. Tornando ai rapporti di lavoro, Cgil e Uil accennano anche a una possibilità: «Poste sta procedendo con gli esodi incentivati: abbiamo il sospetto che questo sia un progetto per svecchiare il personale, per poi assumerne altro con le nuove regole previste dal Jobs Act, abbassando i costi, riducendo i diritti dei lavoratori, rendendoli sempre più ricattabili oppure per esternalizzare i servizi».

Lo sciopero regionale di ieri potrebbe essere un antipasto di un’astensione dal lavoro di livello nazionale. Già nei mesi scorsi i sindacati avevano proclamato il blocco delle prestazioni straordinarie nel settore delle sportellerie.

Fabio Terminali

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