Cri, le maestre non ci hanno ripensato
Ferrara: dopo la riapertura dei termini si ferma a 24 su 31 la disponibilità a lavorare in luglio. Arrivano le coop del consorzio Res
Il ripensamento sui Cri non c’è stato. L’affollatissima assemblea di lunedì non ha cambiato la musica. Nella scala delle disponibilità è stata raggiunta quota 24 maestre, per coronare l’accordo bisognava salire almeno a 31, soglia al di sotto della quale per il Comune è più conveniente dare in gestione ai privati i Centri ricreativi per l’infanzia. Ma quota 31 non era solo una soglia economica, segnava un discrimine politico-sindacale, poichè l’obiettivo era invertire la tendenza all’esternalizzazione dei servizi estivi. Il traguardo fissato dal Comune e dai sindacati non è stato tagliato e questo, almeno nelle corse, comporta delle penalità.
Il punto di partenza, in base ai numeri forniti ieri dall’Istituzione Scuola, era questo: 14 maestre avevano dato la loro disponibilità per tutte le quattro settimane dei Cri; altre 13 (equivalenti a 6,5) si erano offerte per due settimane. Il che portava il conto a 20,5 maestre. A mezzogiorno di ieri si erano aggiunte altre 7 educatrici, sempre per due settimane, equivalenti quindi a una forza-lavoro di 3,5. Il totale fa appunto 24. Il risultato è che i Cri si faranno, ma a lavorare con i bambini andranno le 41 (o più) educatrici delle cooperative sociali riunite sotto la sigla Res, che sta per Riunite Esperienze Sociali, ma evoca la lingua latina e tradotto significa Cosa. La “cosa” pubblica ha declinato l’offerta e la “cosa” privata fa un passo avanti alle stesse condizioni dell’appalto vinto da Res nel 2014.
Tocca all’assessore alla pubblica istruzione Annalisa Felletti trarre le conclusioni: «Come amministrazione riteniamo di non poter dar seguito al progetto di gestire il servizio estivo con il personale interno. Ringraziamo i sindacati e le educatrici che hanno dato la loro disponibilità, che purtroppo è stata inferiore al fabbisogno. Con questi numeri avremmo dovuto spendere di più e questo sarebbe controproducente. L’obiettivo era duplice: contenere le spese e contemporaneamente valorizzare il nostro personale (1000 euro lordi in più per le 4 settimane) con un incentivo che con i tempi che corrono poteva rappresentare un’occasione. La disponibilità però è stata assolutamente insufficiente e ci dispiace. Vuol dire che daremo un’opportunità ad altre educatrici che nel periodo estivo erano senza lavoro».
Sabrina Cerini, responsabile per la Uil degli Enti locali, si dice amareggiata: «Non ci siamo spiegati bene con le educatrici o non ci hanno capito bene. Di sicuro non ci siamo incrociati». Ma ritiene che l’esperienza debba insegnare qualcosa in futuro a tutti: «Evidentemente la volontarietà della scelta ha dato a tanti la possibilità di non accettare un progetto che io continuo ritenere valido. Ma sia nell’assemblea di lunedì che nella lettera delle maestre alla Nuova sono state sollevate anche delle questioni di merito che vanno valutate e considerate. Se il Comune vuole riprovare in vista del 2016 noi siamo pronti a riaprire il confronto».
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