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Sgarbi: questa volta il rinnovamento porta il mio nome

Sgarbi: questa volta il rinnovamento porta il mio nome

«Bisogna portare la città a una nuova crescita. Bergamini e Pancaldi non rappresentano ciò di cui Bondeno ha bisogno»

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Intervista a Massimo Sgarbi, candidato sindaco di Bondeno del Pd e per la lista Noi per Voi.

Sgarbi, se lei diventasse sindaco qual è la prima cosa concreta che farebbe per Bondeno?

«Creare nuove condizioni di sviluppo rendendo appetibile il territorio di Bondeno a nuovi investitori ed incentivare coloro che già operano a Bondeno al fine di creare nuova occupazione. Tutto questo in sinergia con i territori limitrofi e con la Regione Emilia Romagna a cui chiederò garanzie certe sulla realizzazione della Cispadana, asse viario fondamentale per lo sviluppo futuro del nostro territorio».

Perché mai i bondenesi dovrebbero votare lei o una lista che la sostiene?

«Perché oggi io rappresento il rinnovamento sia nel modo di pensare, sia nel modo di lavorare, necessario per riportare Bondeno verso una nuova crescita che, purtroppo, negli ultimi anni è andata sempre più affievolendosi. Voglio staccarmi totalmente dai vecchi modi di amministrare e di fare politica che hanno contraddistinto Bondeno negli ultimi 20-30 anni».

Qual è il suo modello, oppure, lei di chi si sente localmente erede?

«Non ho un modello di persona precisa, se non quello del bravo amministratore che lavora costantemente per il benessere dei propri concittadini. Localmente non mi sento erede di nessuno e rappresento, a torto o a ragione, una novità in ambito politico e quindi non ci sono, a mio modo di vedere, termini di paragone con cui confrontarmi. Le eredità, in ambito politico, sono spesso controproducenti».

Se legge ex zuccherificio, Sgarbi come reagisce?

«Penso ad un’occasione perduta che ha fatto perdere tempo e denaro ai cittadini di Bondeno oltre che credibilità alle istituzioni comunali. Ma reagisco immediatamente pensando al tanto lavoro da fare in collaborazione con la società proprietaria dell'area per portare uno o più investimenti sul territorio perché è impensabile ed inaccettabile che un'area di tali dimensioni resti incolta ed inutilizzata».

Chi dei suoi avversari lei boccia in pieno?

«Adesso diranno che sono troppo buono ma non mi sento di bocciare nessuno dei miei due sfidanti. Credo semplicemente che ne Fabio, ne Luca, siano quello di cui Bondeno ha bisogno».

Bondeno è di centro, destra o sinistra?

«La buona politica non ha colore, l'importante sono i propri concittadini. Poi storicamente parlando Bondeno ha alternato governi di sinistra all'inizio e governi di destra nell'ultimo periodo. Entrambi gli schieramenti hanno fatto cose positive per il proprio paese ed entrambi hanno fatto però anche cose negative, ed ecco pertanto che il mio ragionamento ritorna al concetto di buona amministrazione e buona politica da portare avanti senza l'ossessione, quasi calcistica, di voler vincere a tutti i costi».

Se diventasse primo cittadino di Bondeno che cosa pretenderebbe dal capoluogo Ferrara?

«Non ho pretese se non quella di una maggiore collaborazione, oltre che con Ferrara, anche con gli altri Comuni dell'Alto Ferrarese, per rendere più competitivo il nostro territorio. Sono convinto che, mai come in queste situazioni, l'unione faccia veramente la forza e che quindi, si debba lavorare tutti insieme per raggiungere obiettivi comuni».

Sgarbi, in percentuale quante possibilità ha di vincere le elezioni? E gli altri?

«A chi me lo chiede rispondo sempre che il mio obiettivo è quello di presentare ai cittadini di Bondeno un progetto serio credibile e realizzabile in ogni suo punto. Le percentuali le lascio agli statistici, io mi preoccupo solamente di far bene, non per me, ma per Bondeno».

Se dovesse perdere che cosa farà?

«Continuerei a lavorare per il nostro territorio, così come ho sempre fatto. Una sconfitta non deve fungere da deterrente o da scusa per abbandonare la partita, ma deve servire da monito per cercare di migliorarsi sempre di più».

Sia sincero. Una lode e una critica ai bondenesi…

«Sono persone piene di forza, che non si arrendono e che non si piangono addosso sempre pronte alle nuove sfide. Sono figli della terra, e dai padri e dai nonni hanno imparato cosa vuol dire lavorare seriamente. Una critica, beh passatemi la battuta, alle volte siamo proprio, e mi ci metto in mezzo pure io, il "Paese del Capirissim"». l.n.f.

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