Da 140 anni il frate dal pulpito di marmo arringa i ferraresi
La statua di Savonarola fu inaugurata il 23 maggio 1875 Simbolo di libertà, è uno dei concittadini più noti al mondo
di DAVIDE MANTOVANI*
Il 23 maggio 1875 si inaugurava, alla presenza del principe ereditario Umberto, del sindaco di Firenze, Ubaldino Peruzzi, di numerose rappresentanze di comuni, società di mutuo soccorso, logge massoniche, studenti universitari e medi e un'enorme folla di cittadini e rappresentanti del comune di Ferrara, il vero e solido sostegno dell'impresa, il monumento al concittadino Girolamo Savonarola, arso nella Piazza della Signoria di Firenze il 23 maggio 1498. L'impresa della realizzazione era iniziata nel luglio del 1867 con la costituzione di un comitato di 22 persone, che andava dai liberali come Anton Francesco Trotti, il presidente, ex ostaggio degli austriaci nel 1849, il dott. Luigi Bresciani, il banchiere patriota di origini ragusane, Baldassare Bergando, il comandante della Guardia nazionale, conte Gherardo Prosperi, al giovane filorepubblicano Dino Pesci, amico personale e politico di Succi, Malaguti e Parmeggiani, i patrioti fucilati dall'Austria nel 1853, con l'accusa di aver organizzato una congiura mazziniana.
Fin dalla prima riunione ufficiale del 1º agosto 1867, il comitato aveva rivelato l'asse culturale in cui si svolgeva l'iniziativa nominando all'unanimità presidente onorario lo storico positivista Pasquale Villari che aveva scritto una biografia monumentale di Savonarola in due volumi del 1859 e 1861.
Villari, allora docente a Firenze, patriota di primo piano nelle agitazioni del 1848 a Napoli, aveva individuato in Savonarola l'italiano che con la sua resistenza all'invasione straniera dell'Italia e l’invenzione di una repubblica, più di ogni altro aveva preconizzato il processo unitario del Risorgimento. Il comitato lanciava una sottoscrizione di fondi per il monumento a tutti gli italiani nel momento in cui Garibaldi metteva in atto il tentativo di liberare Roma dal dominio pontificio e il governo della Destra storica procedeva alla liquidazione dell'asse ecclesiastico. Le adesioni, testimoniate dalla corrispondenza conservata nell'archivio storico di Ferrara, furono abbastanza diffuse, ma insufficienti economicamente. Tuttavia costituiscono una documentazione molto interessante dal punto di vista storico poiché rivelano la percezione che i novelli italiani avevano del personaggio Savonarola. Gli studenti del Liceo Foscarini di Venezia, il sindaco di Monastier (Treviso) che «concorre con forze compatibili a questo piccolo comune per ricordare il martire frate, Gran Patriota Domenicano», il comune di Castelnovo di Garfagnana che partecipa con entusiasmo a «un'opera piuttosto Nazionale che cittadina, destinata alla sacra memoria di un tanto iniziatore di libertà che con la propria condotta veramente cristiana non potè a meno di levare alta la voce contro il malcostume e nequizia della Corte di Roma e di quel incorreggibile Alessandro VI», sentono innanzitutto il frate domenicano come un protoitaliano difensore della libertà religiosa e civile.
Il 15 gennaio 1870 la Gazzetta Ferrarese annuncia che «in Firenze un egregio comitato lavora alacremente per erigere in quella città un monumento a frate Girolamo Savonarola. E i nostro comitato che fa? Attende forse che l'inclita che fu sepolcro all'eroe eseguisca quest'opera in prima di Ferrara che fu sua culla?» La denuncia all'opinione pubblica e l'opera intelligente del presidente Anton Francesco Trotti nel consiglio comunale fanno sì che il comune stanzi 14.000 lire, sufficienti a completare il progetto. Viene indetto un concorso pubblico nazionale, affidato alla Accademia di Belle Arti di Torino il compito di scegliere il bozzetto vincitore che risulta un po' a sorpresa, dal momento che fra i vari artisti concorrenti vi erano scultori assai validi come i ferraresi Angelo Conti, Ambrogio Zuffi, Camillo Torreggiani, il centese Galletti. Il problema più rilevante risultava la scelta della localizzazione. Dopo proposte che andavano dal sagrato della chiesa del Gesù, a quella dei Teatini, a Piazza delle Erbe (attuale Trento Trieste), preferita da Galletti, il comitato optava per Piazza della pace (attuale Piazza Savonarola, appunto). Ne nasceva una contesa alimentata soprattutto dai conduttori di fiacres, che in quella piazza stazionavano con le vetture e cavalli ed erano contrari. La giunta vacillava, temendo di perdere elettori, ma alla fine la risoluzione del consiglio comunale a favore ebbe la meglio. Avvenne così che la statua di Savonarola sorgesse proprio nella piazza in cui nel 1859 - erano pronti i fondi e il bozzetto - doveva essere eretta per mano dello Stato Pontificio la statua della Madonna Immacolata, simbolo del Sillabo di Pio IX e intransigenza religiosa.
Girolamo Savonarola è ancor oggi, uno degli italiani più noti nel mondo, come è testimoniato da un’incessante attenzione degli studi scientifici sulle dottrine politiche - le sue idee sulla repubblica - sulla riforma religiosa e il profetismo: una biografia di Donald Weinstein, professore dell' Università di Yale, “Savonarola. Ascesa e caduta di un profeta del Rinascimento”, il Mulino, 2013, è solo l'ultimo grande lavoro di una infinità di volumi, saggi, articoli, riferimenti - di studiosi - fra cui ci è grato ricordare Mario Miegge -, giornalisti e divulgatori. È in corso, per iniziativa della curia fiorentina, un richiesta di beatificazione, segno della riflessione della chiesa, e di una nuova attenzione anche al suo profilo religioso.
Vorremmo infine ricordare Savonarola con le parole di Ugo Foscolo, il quale ammirava la sua intelligenza divergente, la capacità rivoluzionaria e lo straordinario valore letterario delle sue predicazioni che avevano superato anche le malevolenze dei detrattori fiorentini che cercavano di sminuirne la figura lamentando il suo pesante accento ferrarese nella culla del parlare italiano.
Nei Saggi, Foscolo, come ricorda Maria Fubini Leuzzi, «compie . un accostamento assai significativo» di Savonarola con altri due sommi: «dall'eccezione di Savonarola e di Machiavelli e Ariosto, non so chi possa meritare il nome oggi di uomo di Genio». Savonarola non era un poeta, «ma quando, questo disprezzatore di ogni eleganza, da oratore e da legislatore e da profeta insegnava alle multitudini le costituzioni che egli aveva meditato nella storia del genere umano, allora quel frate, scorrettissimo nella lingua, senza studio di stile, senza nessun' arte retorica, doveva essere il più temibile degli uomini eloquenti che siano mai stati prodotti nel mondo».
* Presidente dell' Istituto
di Storia del Risorgimento
di Ferrara.
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