«Fatto il primo passo verso la Via Emilia»
Il presidente Maiarelli: «Lavoriamo a una nuova stagione di rinascita per Ferrara e il suo territorio, da Comacchio a Cento»
Nella sala delle Carte Geografiche del Museo Archeologico , Unindustria Ferrara esce dai vecchi confini e prova su una più larga scala territoriale a intercettare nuove opportunità di sviluppo. Da ieri - formalmente dal primo gennaio 2017 - Unindustria Ferrara non esiste più. Al suo posto nasce Unindustria Emilia, che comprenderà anche due colossi del calibro di Bologna (che ha già deliberato la fusione) e Modena (che lo farà presto).
La scelta. La fusione non è ben vista dall’intero universo ferrarese, ma le resistenze non hanno costituito un intralcio, anche perché serie alternative non se ne sono viste. Il percorso imboccato con decisione un anno fa dalla presidenza di Riccardo Maiarelli e dalla direzione di Roberto Bonora si è concluso ieri con un voto unanime dell’assemblea, dopo il quale l’assemblea è diventata pubblica. Maiarelli torna al microfono e parla al suo mondo e a quelli confinanti della politica e dell’economia non confindustriale, ai pianeti abitati dai titubanti che temono di finire stritolati sotto il peso di Bologna e Modena: «Intendiamo aprire una nuova stagione per la rinascita di Ferrara e del suo territorio, da Comacchio a Cento, senza lasciare indietro nessuno. Occorre operare fin da ora per superare i particolarismi e impegnarsi a fondo per individuare piattaforme il più possibile condivise».
Avanti così. E se alla fine qualcuno non ci starà Maiarelli avverte che da qui non si torna indietro: «Il primo passo, lo dico non senza un certo moto di orgoglio, il mondo confindustriale lo ha già fatto». E ancora: «Noi continueremo a perseguire i nostri obiettivi» perchè «la scelta di indirizzarci verso l’asse della Via Emilia, condivisa dalla maggioranza delle nostre imprese, è per Ferrara la più coerente con il profilo produttivo e imprenditoriale locale».
La politica. Lo preoccupa un po’ la piega che sta prendendo il progetto di legge regionale sulla nuova geografia istituzionale fatta di Città Metropolitana e Aree Vaste. Il timore di Maiarelli «a una prima lettura della norma» è che anzichè semplificarsi si sovrappongano i livelli decisionali e le competenze. Sarebbe una delusione e soprattutto un handicap, specie ora che la crisi lascia spazio ad accenni di ripresa che impongono sia alle imprese che alla politica di correre: «Cambiare è necessario perché il livello raggiunto da problemi annosi è diventato insopportabile per per le imprese: burocrazia impossibile, costo dell’energia fuori mercato, pressione fiscale da record...».
La manovra. Sul fisco Maiarelli rimprovera il Comune, che un secondo prima aveva elogiato «per aver ridotto in pochi anni il debito» senza «sostanzialmente intaccare gli investimenti ma riducendo la spesa corrente». «Mi trova invece assai critico la decisione del Comune di aumentare, già nel 2015, l’addizionale Irpef e le aliquote Imu». Il presidente degli Industriale esorta a riprendere subito «il cammino nella direzione virtusa intrapresa fino al 2014».
Il dovere. Non concede però alibi ai suoi: se la politica nazionale, regionale e locale deve mettersi al servizio dello sviluppo, è anche vero che «nessun imprenditore può considerarsi esente dall’intraprendere una scelta d’innovazione». C he non deve fermarsi ai macchinari e all’informatica, ma guardare anche alle persone. E qui Maiarelli ha detto che «il nostro territorio dispone di un capitale uman o eccellente in termini quantitativi e qualitativo», per merito anche del «lavoro svolto dall’Università di Ferrara negli ambiti della didattica e della ricerca».
Il sindacato. Per i sindacati c’è un riconoscimento per il «grande senso di responsabilità nella gestione delle riorganizzazioni aziendali» e una sollecitazione: «Occorre anche da parte del sindacato la capacità di rinnovarsi». Su l tavolo mette la bassa produttività, ma senza imputarla tutta a carico dell’organizzazione del lavoro.
Carife. Da presidente degli Industriale dedica questa riflessione alla fase finale del commissariamento Carife e all’intervento del Fondo Interbancario: «Nel complicato scenario attuale, tra popolari che si devono trasformare in spa, fondazioni di origine bancaria impegnate a diluire le proprie partecipazioni, interventi della Bce sul fronte delle riserve e degli accantonamenti, gli interessi degli istituti bancari sono maggiormente rivolti a questioni attinenti alla gestione del proprio ruolo piuttosto che ad acquisizioni o ad accorpamenti. L’intervento del fondo quindi - afferma Maiarelli - è garanzia di continuità e importante strumento per tornare rapidamente in piena operatività in un complicato momento di transizione».
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