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L'elezione

Il ferrarese Calvano alla guida del Pd regionale

Il segretario regioonale del Pd Paolo Calvano
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Il segretario regioonale del Pd Paolo Calvano

Il discorso del nuovo segretario: <Non sono nè Messi nè Maradona, ma ho giocato a calcio e so che per vincere serve il gioco di squadra>

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Paolo Calvano è il nuovo segretario regionale del Pd. Lo ha proclamato l'assemblea del partito, riunita a Faenza per nominare il successore di Stefano Bonaccini, diventato presidente della Regione. Consigliere regionale, ferrarese, 37 anni, Calvano era l'unico candidato dopo che gli altri esponenti che avevano annunciato l'intenzione di correre per la segreteria avevano fatto un passo indietro per favorire una candidatura unitaria. In avvio di legislatura, per alcuni mesi, Calvano (renziano e molto vicino a Bonaccini) è stato capogruppo del Pd in Regione, incarico poi lasciato per occuparsi della segreteria regionale. In precedenza è stato segretario del Pd di Ferrara e sindaco di Ostellato.

Nella sua relazione non ha evitato i malumori che scuotono il partito nell'era Renzi. «Non è il momento dei musi lunghi che vedo nei circoli, è il momento dell'orgoglio», ha scandito il neo-segretario incassando gli applausi della platea. Quanto alla fuga degli iscritti (sono scesi a 57.000 in Emilia-Romagna), Calvano affronta il tema di petto. «Metteremo il conta iscritti sul sito, non abbiamo niente da nascondere, ma ci faremo misurare anche gli elettori». Tra le tante defezioni, il segretario saluta i nuovi arrivi. Ai 2.500 giovani nuovi iscritti «domani scriviamo una lettera di benvenuto». agli iscritti calvano vuole dare più peso, ad esempio «il segretario regionale lo devono eleggere gli iscritti», ma pensa anche ad un albo 'sempre apertò per i 430.000 elettori delle primarie e ad una scuola di politica regionale.

Alle divisioni che attraversano il Pd Calvano dedica una metafora calcistica: «Non sono nè Messi nè Maradona,  ma da calciatore so che le partite si vincono se si gioca di squadra e io in Emilia-Romagna voglio giocare così». Così è nato anche l'accordo di vertice con gli altri quattro ex candidati (Stefano Caliandro, Antonio Mumolo, Enrico Campedelli e Giuditta Pini) che gli ha spianato la strada della segreteria. «Ora abbiamo un compito complicato, dimostrare che non siamo stati insieme per necessità. ma fare un congresso unitario in Emilia-Romagna, dove ci sono frizioni importanti, ha una grande valenza nazionale». L'obiettivo è tornare a «fare crescere quella credibilità nei partiti che è al 5%»: per fare questo servono «sobrietà», «efficacia» ma anche un certo rigore nelle questioni interne.

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