In cento a manifestare contro le tasse
Il corteo per le vie del centro tra slogan e cartelli di critica alla giunta Tagliani, il maltempo attenua l’effetto Striminzina
La mucca Striminzina, simbolo della protesta, non c’è e al suo posto spuntano i campanacci e i limoni nelle mani di chi marcia contro la manovra fiscale del Comune da 7,9 milioni di euro. Contro la “giunta delle tasse” opposizioni consiliari unite ma la partecipazione popolare è quella che è (un centinaio o poco più i presenti) per la camminata in centro sotto una pioggia insistente. Si inizia con una simbolica occupazione dello Scalone, tutto tappezzato di cartelli: “Tagliani non sarò il tuo bancomat”, un latinista “Veni, vidi, vici, taxi”, uno stilnovista “Tagliani tassator scortese”. Il messaggio è chiaro. Le bandiere dei partiti alla fine ci sono e quelli del Movimento Cinque Stelle, tra cui il deputato Vittorio Ferraresi, indossano una maglietta gialla che ritrae il primo cittadino nelle vesti di Pinocchio. Chi si fa sentire di più al megafono è Francesco Rendine: «Il sindaco dice che il Comune ha un utile di 30 milioni di euro, ma poi alza le tasse di 8 milioni», grida il consigliere civico di Gol, per l’occasione uomo sandwich al motto “Je suis tassé”, che poi cita Garibaldi: «Ha fatto l’Italia con i Mille, noi con cento faremo Ferrara». Il bersaglio privilegiato è il Partito democratico ed ecco che in piazza Municipale si fa notare il segretario provinciale Luigi Vitellio: stima al ribasso i presenti e al termine del corteo spiegherà che «mi attendevo di sentire qui le proposte che le opposizioni in commissione non hanno portato: sono deluso».
La manifestazione prende spinta: passaggio in via Garibaldi, via della Luna, piazza Repubblica, Largo Castello, quindi si infila Corso Martiri della Libertà. Secondo Matteo Fornasini (Forza Italia) «Tagliani l’anno scorso aveva fatto finta di abbassare le tasse perché voleva essere eletto, ora si vede il vero volto del Pd». I più presi di mira sono gli assessori Vaccari e Sapigni. «Basta mungere i ferraresi come mucche – dice l’esponente di Fratelli d’Italia, con maglietta d’ordinanza -, piuttosto mettiamo mano alle partecipate e alle cooperative dei soliti amici». Leghista con maglia Bondeno e cartello “povertà e migranti uguale Pd”.
La richiesta che arriva unanime da chi sfila è quella delle dimissioni del governo cittadino. Gli slogan si sovrappongono: “onestà!” dalle fila grilline, “ruspa!” da quelle salviniane. Quasi in piazza Trento Trieste ecco ai margini un sorridente Valentino Tavolazzi, consigliere di minoranza della passata legislatura. Si chiude al coperto della Galleria Matteotti. Ilaria Morghen (M5S) illustra una risoluzione da presentare lunedì in aula che sa tanto di boutade: «Proponiamo che il gettito previsto dal Comune con le nuove imposte sia compensato da una pari tassazione che colpisca solo gli iscritti al Pd». Ovazione e la raccolta di firme (“simbolica”, aggiunge l’ex candidata a sindaco) parte immediatamente. Megafono a Giovanni Cavicchi (Lega Nord) che dà appuntamento alla prossima volta, «e magari vediamo di essere di più». L’acqua dall’alto cade ancora, mentre la battuta passa di bocca in bocca: «Piove, giunta ladra».
Fabio Terminali
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