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«Momento di dura crisi servono strategie mirate»

«Momento di dura crisi servono strategie mirate»

Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, ieri in visita a Pomposa «La ricchezza è in mano a pochi, le diseguaglianze sempre più nette»

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POMPOSA. Si è soffermato a lungo ad ascoltare la storia architettonica ed artistica della millenaria abbazia di Pomposa, è salito fino in cima alla torre campanaria, ammirando la mostra fotografica esposta sui vari piani. Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, ieri, per la prima volta, come lui stesso ha detto, ha visitato il delta ferrarese, in particolare l’abbazia di Pomposa e l'oasi naturalistica di Canneviè. Una visita che lo ha visto in compagnia del senatore Alessandro Carri, del quale ha introdotto il libro presentato a Canneviè ed il presidente Aicre, Centurio Fregnani e che ha concluso con lustro la terza edizione della Primavera Pomposiana, organizzata da Ape (Associazione pomposa eventi). Una visita alla quale, oltre al sindacalista Fiom hanno partecipato anche il direttivo di Ape, presieduto da Silvia Vendemmiati, l’assessore comunale di Ferrara, Annalisa Felletti, il tutto sotto la sapiente ed entusiasta esposizione della storia abbaziale di Simonetta Sovrani. L’occasione per parlare con Landini è stata di quelle che non capitano spesso, impossibile non parlare della crisi economico e lavorativa che sta attraversando l’Italia. «Una crisi - ha detto Landini - che fa vivere una situazione difficile, complicata come non l’ho mai vista. Sono convinto anche che questa crisi venga usata per cancellare i diritti dei lavoratori». Cosa è il lavoro, oggi, al tempo della crisi? «Tanta gente vive per lavorare. Per dare un segnale di ripresa, di ritorno al lavoro inteso come diritti e doveri in egual misura, dove il lavoratore non viene privato di quel che gli spetta, servono strategie. Una di queste potrebbe essere la riunificazione di tutte le forme di lavoro e dare la corretta cultura del lavoro. Mi sento parte del lavoro e con amarezza vedo che nonostante si lavori, si è poveri, non si cresce, non si va avanti. La ricchezza è in mano a pochi, le diseguaglianze lavorative e sociali diventano sempre più nette e questo non è un bene per la società, la democrazia, i diritti lavorativi». Ferrara, la sua provincia, come vede questo territorio in questo momento?«La provincia di Ferrara è stata pesantemente colpita dalla crisi, basta pensare alla situazione della Berco, che ha fatto vacillare e preoccupare per un territorio già di per se non particolare robusto dal punto di vista dell’industria. Anche se di questi tempi, di quello che percepisco girando per l'Italia è che territori saldi non ne esistono più. L’unità, la forza di andare avanti insieme, applicare le regole, la costituzione, ridare diritti, far lavorare per guadagnare, non solo denaro ma stima di se per ridare linfa al territorio ed al paese, sono tra i primi ingredienti per tornare a crescere».

Maria Rosa Bellini

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