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Calvano: «Non sono Messi ma lo so come si vince»

Calvano: «Non sono Messi ma lo so come si vince»

Nel primo discorso da segretario regionale del Pd va subito alla ricerca di una maggiore unità e serietà del partito: «Serve più gioco di squadra»

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Paolo Calvano è il nuovo segretario regionale Pd dell'Emilia-Romagna. Lo ha proclamato l'assemblea del partito, riunita ieri mattina a Faenza per nominare il successore di Stefano Bonaccini, diventato presidente della Regione. Consigliere regionale, 37 anni (è nato il 19 gennaio 1978 a Colleferro, vicino a Roma, ma fin da bambino ha vissuto nel ferrarese) Calvano era l'unico candidato dopo che gli altri esponenti che avevano annunciato l'intenzione di correre per la segreteria avevano concordato un passo indietro per favorire una candidatura unitaria. In avvio di legislatura, per alcuni mesi, Calvano (renziano e molto vicino a Bonaccini) è stato capogruppo del Pd in Regione, incarico poi lasciato per occuparsi della segreteria regionale. In precedenza è stato segretario del Pd di Ferrara e sindaco di Ostellato.

Nella sua relazione non ha evitato i malumori che scuotono il partito nell'era Renzi. «Non è il momento dei musi lunghi che vedo nei circoli, è il momento dell'orgoglio», ha scandito il neo-segretario incassando gli applausi della platea. Quanto alla fuga degli iscritti (sono scesi a 57.000 in Emilia-Romagna), Calvano affronta il tema di petto. «Metteremo il conta iscritti sul sito, non abbiamo niente da nascondere, ma ci faremo misurare anche gli elettori». Tra le tante defezioni, il segretario saluta i nuovi arrivi. Ai 2.500 giovani nuovi iscritti «domani scriviamo una lettera di benvenuto». Agli iscritti Calvano vuole dare più peso, ad esempio «il segretario regionale lo devono eleggere gli iscritti», ma pensa anche ad un albo 'sempre aperto per i 430.000 elettori delle primarie e a una scuola di politica regionale.

Alle divisioni che attraversano il Pd Calvano dedica una metafora calcistica: «Non sono nè Messi nè Maradona, ma da calciatore so che le partite si vincono se si gioca di squadra e io in Emilia-Romagna voglio giocare così». Così è nato anche l'accordo di vertice con gli altri quattro ex candidati (Stefano Caliandro, Antonio Mumolo, Enrico Campedelli e Giuditta Pini) che gli ha spianato la strada della segreteria. «Ora abbiamo un compito complicato, dimostrare che non siamo stati insieme per necessità. Ma fare un congresso unitario in Emilia-Romagna, dove ci sono frizioni importanti, ha una grande valenza nazionale». L'obiettivo è tornare a «fare crescere quella credibilità nei partiti che è al 5%»: per fare questo servono «sobrietà», «efficacia» e anche rispetto delle regole.

Poco dopo la proclamazione Calvano ha postato su Facebook questa riflessione: «Da oggi sono segretario del Pd dell'Emilia-Romagna. Ho questa opportunità perché c'è stato chi ha investito tempo e fiducia su di me ad Ostellato, il mio Comune, e perché c'è stato chi mi ha accompagnato in un percorso di crescita, formazione e confronto nel Pd di Ferrara. Quelle esperienze le porterò con me per adempiere al meglio a questo nuovo ruolo. Mio nonno, insieme ai miei genitori, mi hanno insegnato che il dovere e la disciplina vengono prima di ogni cosa. Un insegnamento che mi accompagnerà anche in questa nuova bellissima avventura».

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