Falsifica il ‘Gratta e vinci’. È processato per truffa
Unì con lo scotch due biglietti con tre numeri ciascuno e totalizzò i sei vincenti. Il tagliando depositato in banca
Ha tentato il colpo «bonaccio», falsificando - per l’accusa - un ‘Gratta e vinci’ in modo assolutamente grossolano, con lo scotch. Però, dopo aver messo all’incasso il tagliando della vincita del gioco «Maxi miliardario» per 20.300 euro, è stato necessario un controllo accurato della Commissione validatrice per scoprire il tentato raggiro e incastrare il falsificatore. Presunto, perchè, lui, Alessandro Rossi, ferrarese, originario di Trento, ora si trova sotto processo per falsificazione e truffa alle Lotterie nazionali (i Monopoli di Stato) e si difende sostenendo di aver trovato per terra il tagliando taroccato e pensato di incassarlo. Invece. Il processo iniziato ieri mattina è stato aggiornato all’8 giugno prossimo, quando - come spiega il legale d’ufficio, Andrea Marzola - l’imputato si farà interrogare per cercar di chiarire tutto, e spiegare che la vicenda, pur grave nei fatti e nei rischi di condanna, è comunque da ridimensionare.
Il biglietto vincente numero 10482104516-001 era in realtà composto da due pezzi assemblati in uno: in entrambe le matrici vi erano tre numeri vincenti, che sommati sono diventati i sei necessari per totalizzare la vincita di 20.300 euro. All’epoca dei fatti il 31 marzo 2013, il possessore del tagliando lo portò all’incasso nella sua banca di Ferrara, la filiale di BancaIntesa: sopra una certa cifra, il tabaccaio dove viene acquistato il tagliando non è autorizzato al pagamento, che può avvenire solo dal Monopolio di Stato attraverso le Lotterie nazionali. Una volta depositato in banca il tagliando, i funzionari si dissero perplessi: per il biglietto attaccato con lo scotch, ma accade spesso, anche per le banconote tagliate. Così lo hanno spedito alla apposita Commissione validatrice che ha detto «no», dopo il controllo dei codici a barre. Facendo partire poco dopo la querela per la contraffazione. Ieri in tribunale davanti al giudice onorario Totaro e alla pm onoraria Borro, i soliti preliminari e poi il rinvio all’8 luglio quando il processo entrerà nel vivo con l’interrogatorio, la discussione e la sentenza: l’imputato rischia diversi anni di detenzione. (d.p.)
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