La centrale elettrica Cef va verso la chiusura
Una fine produttiva che cancellerebbe 23 posti di lavoro a Ferrara I sindacati hanno incontrato il sindaco Tagliani per chiedere aiuto istituzionale
Brutte notizie sul fronte del petrolchimico cittadino. Arrivano dalla centrale elettrica Cef, che va verso la chiusura definitiva delle proprie attività, una fine che cancellerebbe 23 posti di lavoro. La situazione è precipitata negli ultimi giorni e con una modalità piuttosto a sorpresa, vista la decisa inversione del segno dell’incontro (con relative promesse della proprietà e firma di accordo quadro con i sindacati) avvenuto solamente un mese fa al ministero dello Sviluppo economico. Il gruppo tedesco E.on in quella circostanza aveva garantito la salvaguardia dei livelli occupazionali in tutte le realtà industriali che si apprestano (la formalizzazione è attesa in giugno, dopo una serie di slittamenti) a passare in mano alla holding ceca Eph. Invece nulla di tutto ciò: ora si vuole smantellare. «In pratica si sono rimangiati la parola – dice Vittorio Caleffi, segretario provinciale Uiltec-Uil -, né E.on né Eph hanno intenzione di proseguire le attività industriali di Cef. L’azienda ha chiesto l’immediato avvio delle procedure di mobilità ma noi abbiamo respinto con forza questa possibilità». Cgil, Cisl e Uil rivendicano immediatamente un confronto sindacale per individuare strumenti contrattuali e ammortizzatori sociali in grado di assorbire meno dolorosamente possibile lo stop. «Puntiamo al “cappello” dell’accordo di programma del petrolchimico e all’ipotesi di ricollocare il personale in altre aziende insediate, prima della cessazione. Non c’è ancora una data di chiusura: ma è chiaro che ci servirebbe almeno un anno», sostiene Caleffi.
Ieri pomeriggio sindacati di categoria e rappresentanti dei lavoratori in Cef sono saliti in municipio per incontrare l’amministrazione comunale. Il sindaco Tiziano Tagliani ha manifestato l’appoggio che arriva dall’istituzione e la volontà di ricercare strade alternative rispetto a questa brusca chiusura, con l’obiettivo della salvaguardia produttiva e occupazionale. Una chiave c’è. «La salvezza dell’impianto Cef – spiega Fausto Chiarioni, segretario della Filctem-Cgil – è legata essenzialmente alle decisioni di Eni e alla possibilità di realizzare un polo energetico integrato all’interno del petrolchimico». I 150 megawatt di potenza prodotta sarebbero infatti utilizzabili nel sito nelle fasi di bassa richiesta di energia. Va ricordato comunque che Terna (cliente di Cef) prima di Pasqua, dopo rinvii e tentennamenti, aveva cancellato la centrale dalla propria lista degli impianti strategici, lasciando scoperta Ferrara a partire dall’1 gennaio 2016, quando si esaurirà l’effetto delle code del contratto di fornitura, già disdetto. La centrale a ciclo combinato Cef (acronimo che sta per Centro Energia Ferrara Spa) è insediata al polo chimico a partire dalla fine degli anni Novanta. Il capitale è posseduto al 58% da E.on Italia (prossimamente ai cechi di Eph) e per il restante 42% da Forster Wheeler Italiana.
Fabio Terminali
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