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«No a nuove edificazioni a Ferrara»

«No a nuove edificazioni a Ferrara»

Avviato l’iter del 2º Piano operativo comunale: riqualificazioni e agevolazioni economiche, pratiche più veloci e meno costi

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Dopo la storica Addizione Erculea e l’Addizione Verde, che hanno modificato l’urbanistica di Ferrara e il suo rapporto con il territorio, Palazzo municipale si cimenta con un’addizione di fiducia. Un tentativo di favorire lo «sviluppo delle attività economiche» agendo sulla leva della programmazione territoriale.

Lo strumento è il Piano operativo comunale (Poc), che - anche se solo in parte - ha ereditato le funzioni del vecchio Prg. Strumento dalla vita ancora breve, il Poc, ma giunto ormai alla seconda formulazione.

«In una fase economica ancora difficile - ha spiegato ieri l’assessore Roberta Fusari durante un incontro con le associazioni imprenditoriali allargato alla stampa - è emersa con una certa nitidezza l’esigenza di offrire nuove opportunità di insediamento sul territorio comunale alle attività economiche, senza per questo consumare nuovo territorio agricolo» ma puntando sulla riqualificazione e sulla trasformazione degli insediamenti esistenti. Il 2° Poc ha appena imboccato il suo percorso (giunta, terza commissione, consiglio comunale, il bando «che sarà esposto per tutta l’estate», ha assicurato l’assessore Fusari) e non avrà una natura generalista. L’obiettivo dichiarato del Comune, definito dopo un’indagine condotta sul patrimonio immobiliare inutilizzato, è di incentivare l’imprenditoria e di «lavorare sulla città esistente» preservando il valore ecologico, ambientale, paesaggistico ed economico della campagna e agricoltura ferrarese. Per gli investitori sono previste agevolazioni burocratiche e sgravi sui contributi da versare.

Le risorse potenziali non mancano: dal vecchio Prg e dal 1° Poc sono rimaste lettera morta («soprattutto a causa della crisi», ha precisato l’assessore Fusari) oltre 5000 previsioni di nuovi alloggi residenziali, mentre un’altra quota compresa fra 5.400 e 7.400 alloggi esistenti non risulta occupata. L’invenduto, ad oggi, ammonta - secondo la stima del Comune - a circa 300 alloggi. Eventuali impennate demografiche potrebbero essere assorbite con una certa elasticità dal costruito e da interventi già programmati.

«È anche previsto che gli operatori, di fronte ad esigenze che sono cambiate, possano ridurre o comunque mutare i loro progetti di investimento», ha aggiunto l’assessore.

Il 1° Poc ha recepito 38 accordi di cui sono una piccola parte finora si è concretizzata; è stata già approvata una variante che ha inserito due nuovi patti (negozio di scarpe zona Ipercoop e negozio di alimentari da 1500 mq zona Darsena) e ne ha cassati altri due (residenza). Eredità di questa prima pianificazione sono le lottizzazioni in ampliamento del Cas (3° stralcio), un piccolo insediamento residenziale a Pontegradella, un ampliamento dell’Interpar di via Pomposa con rotatoria e un sito turistico a Bova di Marrara.

Molti operatori, di fronte ad una prospettiva quinquennale di durata della programmazione, hanno presentato progetti con un intento cautelativo senza che a supporto ci fosse la reale volontà di investire a breve.

Le difficoltà del settore produttivo, edilizia comprese, emergono in modo netto dal Documento degli obiettivi del 2° Poc: 96 ettari di lotti edificabili liberi per attività non residenziali, capannoni parzialmente o totalmente non utilizzati per 16 ettari coperti, corrispondenti a 152 edifici (o porzioni) inutilizzati o sottoutilizzati. Nel 2° Poc non potrà entrare chi ha deciso di utilizzare il 1° (dovrà presentare una nuova richiesta e rinunciare alla prima). «Uno degli obiettivi che ci siamo posti, grazie all’esperienza accumulata col 1° Poc, è di rendere più veloce la selezione delle proposte e la negoziazione con gli operatori», ha concluso Fusari.

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