Per la domenica di sangue tre condanne
La maxirissa di San Giuseppe di Comacchio vide coinvolte oltre trenta persone Ieri a processo 8 di loro
Era una festa tra famiglie, tra connazionali romeni, diventò una maxi rissa con 30 persone coinvolte e botte da orbi, tutto filmato e registrato dalle telecamere delle auto dei carabinieri intervenute - chiamati dai vicini di via Fiume allarmati -, immagini diventate poi prova schiacciante di quella domenica sera di brutale violenza e sangue. Ieri mattina il giudice Alessandra Testoni ha stangato 3 degli 8 imputati (tutti parenti, padri, madri e figli e cugini) per la rissa che scoppiò San Giuseppe: stessa pena, 2 anni e 6 mesi, per Petre e Florin Tudorache, pena appena più bassa di 2 anni per Petric Tudor. Gli altri 5 imputati sono stati tutti assolti per non aver commesso il fatto (non c’erano prove del coinvolgimento) e tutti coloro che avevano ancora misure cautelari sono stati liberati. Il processo ha messo in luce che il litigio fu innescato dalla lite per un furgone usato per il trasporto dei metalli, attività condivisa da molti connazionali romeni. Una verità processuale che non spiega in modo easuriente il motivo scatenante della sanguinosa rissa, poichè gli inquirenti ipotizzarono - senza poi dimostrarlo e raccogliere prove - che sullo sfondo vi erano quantomeno traffici irregolari dei metalli e ritorsioni innescate da questi, ipotesi rimasta tale. Tutto accadde il 29 marzo scorso, quando un gruppo di romeni stava festeggiando nelle case di via Fiume: festa interrotta dall’arrivo di cinque connazionali, non certo per discutere pacificamente. La rissa a colpi e botte in faccia fece finire uno di loro in ospedale, in prognosi riservata, e poi botte ancota a colpi di bastone, colpendo anche le donne: i feriti furono una decina e la sequenza di quella domenica sera fu scandita da violenza, paura: dopo la «battaglia» a terra sangue, bastoni e cocci di bottiglia.
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