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Fondazione, ‘tesoretto’ di 4,6 milioni

Fondazione, ‘tesoretto’ di 4,6 milioni

È il valore di Palazzo Crema e quadrerie che seguiranno le sorti dell’azionista Carife. Tra le ipotesi la fusione con altri enti

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Non ci sono grandi aggiornamenti da fare alla relazione di Riccardo Maiarelli già consultabile da giorni sul web, quindi i soci della Fondazione Carife dovranno votare il secondo bilancio consecutivo in pesante perdita, senza avere un’idea precisa della sorte della loro società. Palazzo Crema dipende, infatti, dalla sua partecipazione da oltre 23 milioni di azioni nella Cassa di Risparmio di Ferrara, e finché i commissari rinnovati per altri due mesi e il Fondo interbancario non renderanno noto il valore residuo del patrimonio della banca, non può fare alcuna ipotesi sul suo futuro. Il presidente Maiarelli lavora ad ipotesi di fusione con altre Fondazioni bancarie, partendo anche dal protocollo ministero-Acri pure all’esame dell’assemblea, che prevede l’impossibilità di detenere più del 33% del capitale di un solo istituto. Basta però vedere cosa ha provocato nel bilancio di Palazzo Crema una svalutazione tutto sommato modesta delle azioni, dal 3,87744 a 3,13778 euro, cioè una perdita di 17 milioni da riportare sul capitale, per capire cosa potrà succedere in caso di nuovo deprezzamento.

Il patrimonio della Fondazione non è però formato solo da azioni Carife. Oltre alle 49mila azioni della Cassa depositi e prestiti, che nel 2014 ha fornito un dividendo di 143mila euro, ci sono 4.629.460,30 euro di immobilizzazioni materiali e immateriali, cioè lo stesso Palazzo Crema e le quadrerie rimaste. Il palazzo è diviso contabilmente in due porzioni, la prima del valore di 1.263.490,51 euro che è considerata tra i beni strumentali in quanto ospita gli uffici della Fondazione, e l’altra da 3.365.969,79 euro d’interesse storico-artistico. Il resto, circa 9 milioni di euro, è il valore delle opere d’arte acquistate nel tempo dalla Fondazione ed esposte in Pinacoteca: ottanta opere significative della tradizione pittorica rinascimentale, con Bastianino, Bononi, Lorenzo Costa, Girolamo da Carpi, Domenico Panetti, Scarsellino. All’epoca del passaggio dalla Cassa alla Fondazione, dopo un accurato expertise, vennero valutati una cifra attorno a 7 milioni di euro. Anche la loro sorte andrà definita.

Oggi l’assemblea dovrà votare la lista unica di 16 nuovi soci e due membri dell’organo d’indirizzo, vista la scadenza di mandato di Enzo Zanardi (in riconferma) e l’esigenza di sostituire il deceduto Giuseppe Ravalli, figura a cavallo del mondo industriale e agricolo: la proposta spetta a Unindustria, in pole c’è Simone Colombarini, esponente della famiglia che controlla Vetroresina e Spal. Cia e Unindustria, invece, nominano Leonardo Bentivoglio. Nel Consiglio di amministrazione è in scadenza il vicepresidente Pier Carlo Scaramagli, in riconferma.

Stefano Ciervo

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