Donna morì per la legionella, il Sant’Anna deve risarcire
L’azienda ospedaliera dovrà risarcire i parenti di una anziana 70enne, vittima nel 2011. Il giudice ha riconosciuto che la causa del decesso è di origine nosocomiale al vecchio ospedale di Corso Giovecca
FERRARA. L’azienda ospedaliera Sant’Anna di Ferrara dovrà risarcire i parenti - figlio e coniuge - di R. P., la donna che il 7 ottobre 2011 morì nel vecchio ospedale di corso Giovecca per un’infezione di legionella.
Lo ha stabilito la sezione civile del tribunale di Ferrara con una dettagliata sentenza firmata dal giudice Caterina Arcani.
«Dopo diversi anni - commenta l’avvocato Angelo Ressa, legale dei parenti della defunta, precisamente figlio e coniuge - è emersa la verità su una storia molto complessa. C’è soddisfazione da parte dei familiari per questa sentenza che riconosce quanto avevamo sostenuto. Attenderemo ora anche le risultanze del processo penale per porre la parola fine a questa vicenda».
«Il consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale - continua il legale - con l’ausilio dei suoi specialisti infettivologi, ha stabilito con assoluta certezza che la causa del decesso ha avuto origine da infezione nosocomiale, escludendo altre possibili concause nella morte delle paziente».
Il risarcimento del danno è stato stabilito in base a quello che prevedono le tabelle del tribunale di Milano in considerazione della perdita del rapporto parentale.
Il collegio di difesa dell’azienda ospedaliera Sant’Anna puntava sulle concause alla base della morte della signora, chiedendo il rigetto dell’istanza di richiesta danni, sottolineando la correttezza delle prestazioni sanitarie dall’accesso della donna all’ospedale (26 agosto 2011) fino al suo decesso (7 ottobre 2011) e la mancanza di riscontri sull’origine nosocomiale dell’infezione.
Ma i riscontri effettuati dal consulente tecnico d’ufficio hanno indicato in questo caso «l’esistenza di condizione igieniche non adeguate agli standards esigibili da una struttura ospedaliera. Deve sul punto ritenersi che tali standards qualitativi debbano essere tanto più alti proprio perché le persone che si trattengono anche per lunghi periodi nell’ambiente ospedaliero non sono soggetti sani e in condizioni di meglio reagire agli agenti patogeni, ma soggetti malati e quindi più deboli».
Passando ad esaminare il merito della relazione peritale, il consulente tecnico «ha accertato come dalla documentazione in atti sia emerso che la donna ha sviluppato nella fase terminale della degenza presso la struttura sanitaria convenuta una sindrome pneumonitica, sostenuto dall’agente patogeno legionella pneumophilla, identificato con metodi fenotipici per antigenuria positiva».
Il consulente chiarisce come «il periodo di incubazione della malattia dei legionari, secondo quanto unanimemente riconosciuto dalla comunità scientifica, sia pari a 2-10 giorni e come tale ragionevolmente incompatibili con esposizioni precedenti all’ultimo ricovero».
Il giudice ha quindi condannato l’azienda ospedaliera Sant’Anna a pagare ai parenti della donna defunta a titolo di risarcimento una somma aumentata dagli interessi legali dalla sentenza al saldo, e condanna sempre l’azienda ospedaliera a rifondere le spese processuali.
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