La Nuova Ferrara

Ferrara

ferrara

«Carife, i warrant servono per l’immediato rilancio»

Maiarelli (Fondazione): si tengono legati i soci senza perdere mesi in procedure Cappellari (Amici): ora scenario molto diverso, presentiamoci uniti in assemblea

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA - Cos’è un warrant? È la domanda che si sono posti un po’ tutti gli azionisti Carife l’indomani della notizia diffusa in assemblea della Fondazione, sull’intenzione del Fondo interbancario di offrire loro dei warrant legati appunto agli attuali titoli. In generale, la definizione di warrant è questa: strumento finanziario col quale il possessore ha il diritto ma non l’obbligo a sottoscrivere entro una data prestabilita un’altra attività finanziaria ad un prezzo prefissato. Nello specifico, si tratta dello strumento scelto dal Fondo per tenere legati i soci-correntisti alla banca, aggirando la richiesta formulata dai piccoli azionisti di un «significativo riconoscimento» alle attuali azioni già in sede di aumento di capitale. Se gli azionisti-clienti avranno cioè in mano la possibilità (non l’obbligo) di acquistare in futuro, diciamo tra 3 anni, le nuove azioni Carife ad un prezzo fissato già alla prossima assemblea, è ovvio che avranno l’interesse a continuare a sostenere la banca nel suo rilancio per veder rivalutare quei titoli, anche in caso di (probabili) delusioni in sede di definizione del valore residuo del capitale.

Perché non è stata scelta la strada di una partecipazione degli attuali soci all’aumento di capitale? «È soprattutto una questione di tempi - spiega Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione Carife - La banca deve tornare il prima possibile alla fase della normalità operativa e se venisse riconosciuto il diritto di opzione ai soci, s’innescherebbe un meccanismo molto complesso: nomina advisor per le stime, prospetto informativo Consob, ok di Bankitalia e via di questo passo. Il rischio di arrivare a fine anno sarebbe reale. Così invece l’aumento di capitale sarà sottoscritto interamente dal Fondo interbancario, con 300 milioni di euro, e il rilancio della banca sarà accelerato. Per questo il giudizio della Fondazione è positivo, come dimostra anche il quasi totale gradimento dell’assemblea».

Mancano i dettagli dell’operazione, tipo il prezzo che dovranno pagare i soci all’esaurimento del warrant, l’eventuale penalizzazione per la mancata sottoscrizione o il meccanismo della compravendita dello strumento finanziario, visto che il sottostante non è quotato, ma l’impalcatura della proposta viene approvata anche dai piccoli azionisti. «Ogni notizia che riguarda il rilancio della banca è gradita ai soci-clienti - ribadisce, calcando su quest’ultimo concetto, Marco Cappellari (Amici Carife) - L’arrivo dei warrant è da accogliere positivamente e non è casuale, visto che da tempo ci stiamo battendo per ottenere un riconoscimento in favore degli azionisti-correntisti. Dalla prospettiva di azzeramento delle azioni e basta, a fine aprile, siamo arrivati ad uno scenario molto diverso: è chiaro che valuteremo positivamente ogni vantaggio concreto che si sarà offerto, contano i dettagli».

A questo punto la vicenda Carife sembra subìre un’accelerazione, peraltro opportuna visto il lungo periodo d’incertezza nel quale la banca si è trovata a galleggiare. È probabile che l’assemblea per l’abbattimento del capitale e l’ingresso del Fondo interbancario si svolga prima del termine della scadenza commissariale, il 27 luglio, e i piccoli azionisti si stanno già organizzando. «Ci sentiamo di lanciare un appello a tutti i soci, è essenziale presentarsi in assemblea il più uniti possibile» dice Cappellari, lasciando anche la mail per il contatto: amicicarife@email.it. Un fronte unico dei piccoli non potrebbe contrastare la Fondazione, ma avrebbe un peso rilevante.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google