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Esuberi Carife, via alla trattativa

Esuberi Carife, via alla trattativa

Ferrara, la nuova ristrutturazione: 50 giorni, tavolo nazionale con integrativo e leasing

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FERRARA - La trattativa sulla nuova ristrutturazione della Cassa di Risparmio di Ferrara, la seconda nel giro di due anni, avrà un respiro nazionale e una finestra di trattativa piuttosto stretta: 50 giorni da martedì, come da contratto per le procedure di riorganizzazione e gestione degli esuberi. Il periodo coincide in sostanza con la proroga del mandato commissariale, ma la trattativa vera e propria sui 60-80 esuberi, le 17 filiali in chiusura, il dimezzamento delle aree e la riorganizzazione delle strutture centrali, non inizierà subito. «Attendiamo la comunicazione sui posti a disposizione per ogni sigla, poi definiremo la nostra delegazione della quale faranno parte anche membri delle segreterie nazionali» spiega la procedura Marco Baroni, segretario provinciale Fiba Cisl. Poiché anche le altre quattro sigle sindacali faranno lo stesso, si preannuncia un tavolo pletorico e non immediatamente convocabile. Il ritardo tecnico, in realtà, farà anche bypassare il delicato appuntamento del 5 giugno, l’assemblea Carife per il contratto nazionale di lavoro, durante la quale si finirà inevitabilmente per parlare della nuova ristrutturazione.

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I sindacati non hanno gradito, per usare un eufemismo, la fuga di notizie sulla lettera dei commissari, che peraltro ha creato qualche fibrillazione nelle filiali a rischio di chiusura. «I contenuti della proposta dei commissari sono per intero oggetto della trattativa, per cui è sbagliato, oltre che inopportuno, anticiparli» è la secca valutazione di Paolo Pallara, segretario provinciale Fisac Cgil. Una filiale infilata oggi nella lista di chi rischia la chiusura, insomma, domani potrebbe uscirne: è già successo ai tempi della trattativa del 2013, che modificò anche di parecchio le impostazioni iniziali.

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Si parte, tuttavia, dall’indicazione commissariale di 80 esuberi, che potrebbero scendere a 60 «in presenza di misure compensative» fanno sapere Antonio Blandini e Giovanni Capitanio. Il numero massimo di esuberi potrebbe coincidere aritmeticamente con gli addetti delle filiali a rischio, anche se l’identificazione delle persone seguirà altri canali. Si può ipotizzare che la disponibilità al ricorso al Fondo esuberi, affermata dai commissari, sia collegata al numero “minimo” di esuberi. In sostanza, 60 persone potrebbero avere i requisiti per essere accompagnate alla pensione nel periodo di riapertura, che va da inizio 2016 a fine 2020. Bisogna poi vedere quale potrà essere il contributo di Commercio e Finanza, che rientra ancora nel perimetro del gruppo e rientrerà nel Fondo Esuberi: i 50 dipendenti dovevano salire da Napoli già l’1 aprile ma la sorte della società di leasing è ancora in sospeso e i costi di un trasferimento in massa di dipendenti non sono lievi.

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Dalla vicenda di Commercio e Finanza trae spunto Barioni per un affondo nei confronti della gestione Capitanio-Blandini: «Due anni di commissariamento non sono bastati a definire la sorte del leasing, e c’è da chiedersi che fine abbiano fatto le manifestazioni d’interesse di altre banche che erano stati più volte garantiti, dopo l’uscita di scena di Popvicenza e Caricento. Una riflessione sulla gestione commissariale è forse il caso di avviarla, con tutte le cautele del caso. Nella trattativa bisognerà comunque tener conto dei sacrifici che i colleghi stanno già sostenendo, e trovare soluzioni non traumatiche». Sul tavolo c’è anche il contratto integrativo che i commissari si sono impegnati a tenere in piedi solo fino al 16 luglio: buoni pasto e rimborsi chilometrici possono entrare nella trattativa. (s.c.)

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