La Nuova Ferrara

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Processo all’asilo diventa un boomerang

di Daniele Predieri
Processo all’asilo diventa un boomerang

Copparo, gli abusi erano «metodi bruschi» per il dirigente del Comune. E il carabiniere non fa nomi di chi accusò la tata

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COPPARO. Avevano anche pensato di arrestarla, all’inizio delle indagini, di piazzare telecamere e microfoni in giro per l’asilo, per registrare cosa succedeva all’interno del Nido di Copparo, sezione lattanti. La procura che coordinò le indagini dei carabinieri non arrivò a tanto: niente arresto, niente «indagini tecniche», come le chiama il maresciallo Giuseppe Zurlo che racconta al giudice Stefano Amore come è cominciata l’inchiesta sulla maestra dell’asilo, Mariella Andreotti a processo per «abuso di mezzi di correzione»: presunti pizzicotti, spintonamenti, sollevamenti. Un processo boomerang, che rischia di deflagrare, però, mettendo sotto accusa le stesse colleghe che videro e non videro, non segnalarono i fatti (non si ha ancora oggi, al processo, nessuna certezza su cosa sia successo o sulla gravità) e sottovalutarono la situazione: «Pensavamo di prender tempo - disse Angelica Zamboni alla precedente udienza - la Andreotti era in un momento difficile (problemi personali, ndr) e avemmo la presunzione di gestire tutto da sole». Un processo che rischia - non penalmente o processualmente - anche di mettere sotto accusa il Comune di Copparo per come ha gestito (o non gestito, a seconda delle parti processuali ) la vicenda, viste le contestazioni martellanti in aula dei legali di parte civile per i genitori dei bimbi (avvocati Scafidi e Onorati).

Ma partiamo dal primo atto del processo che iniziò da «una segnalazione di un genitore», spiega il maresciallo Zurlo, indicando la genesi del processo. Ma chi e perche’?, fece quella segnalazione, gli chiedono in aula. «Non posso dirlo, è una fonte confidenziale». «Ma è come un anonimo», tuona David Zanforlini, difensore della Andreotti, che rituona in aula sulle indagini che ritiene zoppicanti, sui verbali per cui tutti i testimoni sono stati smentiti, sui quali vi sono state contestazioni a raffica tra ciò che è stato detto dai testi ai carabinieri nel 2013 e oggi al processo. Addirittura, si apprende che le due ausiliarie (Monica Balugani e Beatrice Sacchi) che accusano la Andreotti di pizzicotti, spintonamenti, sollevamenti, dopo aver deposto nell’arpile 2013 davanti ai carabinieri, non firmarono il verbale delle accuse. Lo fecero solo in un secondo momento, in altro verbale. Mentre ricordiamo, pochi giorni fa, addirittura, una collega della Andreotti, Angelica Zamboni - anche lei testimone principale d’accusa - disse sul verbale dei carabinieri: «Lo firmai, ma non l’ho riletto»: fatto smentito ieri mattina dal maresciallo Zurlo che la ascoltò. Indagini difficili, dunque. Anche perchè anche ieri mattina, per altre due ore e mezza di confronto tra le parti, non si è capito cosa accadeva all’asilo. I mezzi di correzione di cui si è abusato diventano con le parole di Luciano Giuriola, dirigente settore scuola del Comune di Copparo, solo «modi bruschi», «comportamenti scorretti non adeguati nel trattare i bimbi». Giuriola è il massimo dirigente comunale che dopo l’iter amministrativo ha trasferito dall’asilo la Andreotti che oggi svolge mansioni in biblioteca (nel back-office), «non a contatto coi bimbi», sottolinea Giuriola stesso. Lui venne a conoscenza dei fatti dell’asilo dalla sua collega Claudia Curarati, che a sua volta venne informata dalla Sacchi, in un incontro. Ciò accadeva agli inizi di aprile del 2013, e da quel momento il Comune si mette in moto e attiva tutte le procedure, anche quella disciplinare contro la Andreotti (oggi sospesa in attesa di sentenza): poi anche Giuriola sentì la Sacchi. «Mi parlò genericamente della scarsa professionalità della collega, non di ciò che aveva o non aveva fatto la Andreotti, era quasi uno sfogo, a me accennò del fasciatoio, dei modi in cui la Andreotti dava il cibo ai bimbi, forzandoli». L’opposto di ciò che la maestra Zamboni ha detto in aula: «Quando i bimbi non avevano fame, la Andreotti toglieva loro il piatto e lo metteva a terra». Sì, è un processo difficile. Riprenderà tra 8 mesi.

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