Versalis vuole chiudere l’impianto catalizzatori
«Sospensione di un paio d’anni» ma la Cgil dubita e proclama uno sciopero Chiarioni (Filctem): i programmi chimici Eni in forse, intervenga il governo
Versalis vuole chiudere l'impianto Ctz, quello dedicato alla produzione di catalizzatori all'interno del petrolchimico. Ai sindacati la decisione è stata comunicata una settimana fa, a pochi giorni dall’annunciata chiusura della centrale Cef. La preoccupazione monta anche perché si registrano altri passi indietro che l'azienda del gruppo Eni rispetto al piano di investimenti prospettato per il 2016 solo a gennaio scorso: 200 milioni di euro complessivi, tra nuova linea produttiva di gomme (impianto XXVII), revamping di tre linee del XXVI e intervento di carattere conservativo sul X. «A marzo - dice il segretario della Filctem-Cgil Fausto Chiarioni, assieme ai membri delle Rsu Roberto Campanini e Andrea Boldrini - siamo stati informati che gli investimenti subiranno un ritardo di un anno, mentre i prodotti del nuovo impianti andranno sul mercato non prima del 2019».
In tutto questo Versalis punta a una riorganizzazione interna votata a un recupero dell'efficienza (anche se in pochi anni i dipendenti, oggi 300, si sono ridotti del 20%, con cassa integrazione ancora in essere) e qui spunta il blocco del Ctz, con i suoi 10 addetti. «Parlano di chiusura temporanea per un paio d'anni - spiega Chiarioni - ma ne dubitiamo. Si poteva invece pensare a potenziare la ricerca e lo sviluppo delle nuove produzioni dell’impianto per le gomme, ma l'azienda rifiuta. Il punto è l'effetto trascinamento, visto che può andare in crisi l'intero petrolchimico. Basti dire che la stessa Basell conta sull'approvvigionamento dei monomeri da parte di Eni, però se viene meno quell'accordo di fornitura le scelte d'insediamento possono essere diverse». La Cgil ne ha visto abbastanza e ha proclamato per il 3 giugno uno sciopero con presidio davanti ai cancelli del polo chimico. Due giorni dopo è in calendario a Mantova un incontro in cui Versalis presenterà il proprio piano industriale.
Il ragionamento quindi si allarga alla politica di Eni. «La presidente Marcegaglia vuole ridurre la presenza nel settore chimica e raffinazione, rivolgendo più attenzione alle attività estrattive. Andando in controtendenza rispetto ad altri gruppi internazionali: incomprensibile, visto che il crollo del prezzo del petrolio sta favorendo proprio chi si dedica alla trasformazione», nota Chiarioni. Il timore è che si stia prospettando la chiusura del ciclo produttivo dell'etilene: un indizio è lo stop definitivo del cracking di Marghera programmata per ottobre, con tutte le conseguenze che si possono immaginare sul sito ferrarese. «Mi piacerebbe sapere - aggiunge il sindacalista Cgil - se il governo, che deve assolutamente intervenire a questo punto, approva o meno le mosse della dirigenza dell'Eni».
A breve si conta anche di incontrare in Regione l'assessore Palma Costi, con la quale era stato avviato un tavolo a fine marzo.
Fabio Terminali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
