La sagra di San Voto a Bondeno
Il commento del direttore della Nuova Ferrara nel giorno delle elezioni amministrative nel Comune ferrarese
L’acqua la va alla bassa. Questo proverbio dev’essere nato a Bondeno perché è il posto più inclinato della pianura, i fiumi s’intrecciano. Groppo d’acqua. La zona è la guardia idraulica di Ferrarese, Modenese e Mantovano insieme. E’ un posto dove addirittura sono riusciti a far passare un fiume sotto un altro. A farli accavallare. Luogo anomalo. Lo è anche in politica, vuoi perché è ai margini, e i margini sono sempre speciali, sperimentatori, fuori controllo. Vuoi perché è Emilia lombarda oppure Lombardia emiliana, che oggi va a votare per il sindaco e il consiglio comunale nuovi a un anno soltanto dalla precedente consultazione. La storia, anzi, la cronaca, è nota: nel novembre scorso l’allora primo cittadino Alan Fabbri essendo stato eletto nel consiglio regionale si dimise e di conseguenza per i cittadini elettori bondenesi la campanella è tornata a suonare. Astinenza d’urna, se si considera che viviamo in un Paese (dei campanelli) dove l’instabilità politica e la volubilità dei politici ritmano i nostri tempi biologici, gli anni scolastici, le feste patronali, ogni giorno può essere la sagra di un San Voto qualsiasi.
Ma a Bondeno non è così. Quelle di oggi non sono soltanto consultazioni comunali. Siccome l’acqua la va alla bassa, per forza i risultati bondenesi già stanotte potrebbero svelare molti arcani sul futuro prossimo, oltre al sindaco, alla giunta e al consiglio municipale che avranno mandato fino al 2020. Infatti la città in riva al Panaro è l’unico laboratorio leghista della provincia di Ferrara con un tasso di penetrazione e consenso che sono stati elevati. Ma Bondeno è piccola e la gente mormora (altro proverbio) e tutti sanno che il Carroccio qui ha messo il turbo personalizzando il voto intorno all’uomo col codino di Burana. Ovvero Alan Fabbri. Attendiamo di vedere se stanotte la sua benedizione avrà influssi sui destini dell’erede designato Fabio Bergamini. La Lega a Bondeno gioca il tutto per tutto: d’accordo, Bergamini è un nativo, però fino a ieri è stato il segretario provinciale del partito di Salvini. La Lega cala l’asso.
Rispetto alle elezioni del maggio 2014 qualcosa è cambiato nel tandem Lega-Forza Italia. Luca Pancaldi, che era stato un esponente di punta della compagine berlusconiana nonché assessore, si è sfilato, messo in proprio, autoproposto come candidato sindaco di una lista civica. La quale per nome e natura ha possibilità di vagare a destra e a manca. Ecco quindi la sorpresa per la sindaca facente funzioni Cristina Coletti, inossidabile berlusconiana in purezza, già vice di Fabbri. Ecco quindi l’incognita: Forza Italia con frattura scomposta. Verso la quale l’aspirante sindaco del Pd e quindi del centrosinistra Massimo Sgarbi guarda in devozione, come e quanto a una sterzata dei convincimenti di tanti suoi concittadini “alanizzati”.
Il tema non è interno. Riguarda l’intera provincia. Bondeno è l’unico Comune chiamato alle urne in questa tornata, e dai risultati sarà possibile intercettare che cosa è semmai mutato rispetto a un anno fa. L’analisi dovrà essere inserita in un quadro vasto nel quale sarà molto evidente il Veneto con l’esito delle regionali. Questa regione confina con Bondeno e corre parallela a tutto il Ferrarese settentrionale dall’argine in sinistra Po fino al Delta. Da quella parte la posta in gioco è nazionale. Posta in gioco fotocopia: i leghisti che aspirano alla conferma, Forza Italia frammentata, il Pd che ci prova. Poche ore e sapremo se l’acqua del Panaro di Bondeno la va alla bassa, cioè verso il Po e la sponda veneta o se – a volte capita – rigurgita e torna verso l’Emilia.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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