Chiamatelo Fabbrio. C'è il suo perché
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
BONDENO - Voti uno e prendi due. A passeggio fra viale Repubblica e piazza Garibaldi, sulla promenade di Bondeno c’è una nebbiolina ritardataria che segna lunedì 1 giugno. Il neo primo cittadino leghistissimo arriva che sono le 9. Mentre uomini e donne gli stringono la mano e dicono “buon giorno sgnòr sìndach”, mi orbita l'interrogativo cattivo: chi ha scelto Bergamini ha votato uno e preso due. Cioè lui e Alan Fabbri, lui e il suo predecessore che fra Burana e Ponte Rodoni, Stellata e Settepolesini funziona come una calamita.
Fabbri sindaco prima versione nel 2009 aveva attratto il 56,7 dei consensi, Fabbri sindaco seconda versione nel maggio scorso aveva pigliato il 64,2 dei voti, Fabbri consigliere regionale nel novembre passato si è assicurato il 63,69 per cento del gradimento. E domenica il suo benedetto pupillo successore Bergamini è stato elevato al municipio con il 58,8 per cento dei suffragi. Siccome Bergamini si chiama Fabio mi vien voglia di soprannominarlo Fabbrio, anche perché l’egemonia del consigliere regionale Fabbri già primo cittadino bolle e sobbolle. Nessuno nasconde che Alan voglia fare il presidente del consiglio comunale a Bondeno.
Qualcuno sussurra che aspiri a prendersi l’incarico di segretario provinciale della Lega Nord reso vacante dalla scelta municipale di Bergamini. Altre voci rumoreggiano su una sua aspirazione alla segreteria regionale emiliano-romagnola del partito di Salvini. E chi lo ferma più?
Benedetto, ma stanchissimo. Fabio, anzi Fabbrio Bergamini, arriva puntuale dalla sua Scortichino in compagnia del braccialetto di gomma verde-Bossi e di una lieve piega da cuscino in fronte. Ha dormito male e niente. Forse due ore, e poi deve capacitarsi degli impegni che stanno lì in agguato.
Non gli dico della pensata di nominarlo Fabbrio, perché dev’essere una sorpresa fra queste righe. Pare convinto che Fabbri debba cavalcare il momento personale, così che la beatitudine va a spasso con il rischio.
E mi spiego. Se Fabbri ha conquistato il Comune, è il fenomeno leghista dell’Emilia e ha permesso la conferma del Carroccio in riva al Panaro, potrebbe però diventare (se non lo è già) lo spirito condizionante di Bergamini. Quest'ultimo a sua volta potrebbe diventare un sindaco sotto procura del pigliatutto di Burana.
Tutti lo salutano. E come Fabbri, Fabbrio è in verità un leghista flessibile. Prendiamo il caffè in un bar gestito da una signora cinese che viene dalla regione dello Xiang e ha sposato un bondenese. Ne parla un gran bene: integrata, immigrata con tanti connazionali dalla Cina, precisamente dalla regione che per prima voltò le spalle al comunismo.
E il vecchio comunismo indigeno di Bondeno che fine ha fatto? Ne ho una prova relativa mentre col neosindaco avvisto il palazzo municipale. Lo saluta un uomo che gli conferma di avergli portato i voti di ben trenta persone tra famigliari e amici confidando di avere abbandonato l’antico credo di sinistra. Tutti sono riguardosi e affettuosi con Bergamini in marcia, perché è fresco e in piena luna di miele con l’incarico, anche quando passa accanto alla bacheca con il volto del Pd Massimo Sgarbi e vicino al manifesto del civico ex alleato di Forza Italia Luca Pancaldi.
Li temeva molto, Bergamini. Aveva la fifa sottile che fra Sgarbi e Pancaldi esistesse un patto segreto. Anche quando giovedì tutti e tre erano venuti alla Nuova Ferrara per l’intervista-compito in classe. Allora Fabbrio dalla finestra aveva avvistato procedere insieme gli avversari, a piedi, davanti al duomo: «Non c’è volta che non arrivino accompagnati, sono sempre insieme, sarà un caso?».
Le donne baciano Bergamini. Un cittadino di Burana gli dice che sarebbe ora che sistemassero la strada vicino al canale, un altro gli chiede il numero di cellulare di Fabbri.
Finalmente nell’androne del municipio la festa si allarga e sullo schermo gigante il nuovo primo cittadino mangia con gli occhi i dati definitivi che fanno effetto specchio sulle placchette d’ottone con i nomi dei sindaci storici, sulla parete di fronte.
Profittiamo della stanchezza di Bergamini: scusi, Cristina Coletti sarà la sua vice? Lui ha un soprassalto: «È presto, bisogna valutare parecchie cose, sono cambiate parecchie cose...».
Sembra dire di sì con la testa quando gli faccio i nomi di Marco Vincenzi ed Emanuele Cestari ancora in giunta.
Saluto Bondeno e i suoi canali quando la nebbia ritardataria di giugno tenta di nascondersi fra il grano e dietro i platani della strada Virgiliana.
So perfettamente che Fabbri da Burana è stato informato dell’incursione da Fabbrio da Scortichino, quasi in tempo reale. Dopo Senetica lascio il feudo leghista del voti uno e prendi due.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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