Scosse di assestamento per i centri sociali anziani
Artini, presidente Ancescao, fa il punto sul terremoto e sui problemi di gestione «Difficile ricambio, conflitti da appianare, ma la realtà nel complesso è positiva»
Proprio in questi giorni la Regione Emilia Romagna sta appaltando i lavori di ripristino per i danni causati dal terremoto, nei Centri di promozione sociale autogestiti dagli anziani. L'associazione che presiede questi sodalizi è l'Ancescao che li segue in ogni attività e sviluppo.
«A Ferrara ci sono 15 Centri - ricorda il presidente Gianni Artini - che con quelli della Provincia salgono a 35; fortunatamente non tutti sono stati lesionati e anche fra chi è stato colpito dal terremoto, la situazione è diversificata. Vi sono comunque casi importanti come Sant'Agostino che ha tremato ma non è crollato nulla e Cento che invece oggi è addirittura senza sede».
Il centro sociale non ha più avuto il rinnovo del contratto da parte dei frati che li ospitavano e ha trovato una sistemazione provvisorio nei locali del Bar Italia della CariCento, che però debbono essere lasciati al più presto. C'è invece chi come Poggio Renatico ha accolto i soci dei Centri disastrati.
«In città è andata peggio - dice Artini -, qui coinvolti sono stati Rivana Garden, Il Melo,Via Resistenza, Acquedotto, Moltalbano e Il Quadrifoglio di Pontelagoscuro; questi ultimi due grazie ai fondi che sono riuscito ad ottenere dal Comune e dall'assicurazione hanno già provveduto al ripristino dei locali, agli altri ora ci penserà la Regione».
A parte il disagio iniziale, in questi tre ultimi anni l'attività ai Centri, più o meno è sempre proseguita anche se con qualche interruzione dovuta agli interventi imposti dalla legge sulla messa in sicurezza.
Ma c'è un altro terremoto che invece di minare le mura dei Centri rischia di farli chiuderli per sempre. «Mi preoccupa e non poco - afferma il presidente di Ancescao - il divario che si sta creando fra i "vecchi" pensionati che hanno dato vita ai Centri Sociali e i "nuovi" pensionati. È finita una generazione ma non si è verificato quel lento e naturale ricambio che avrebbe garantito la continuità e invece sta producendo qualche scontro. Come presidente dell'Ancescao insieme ai miei collaboratori cerchiamo di intervenire, di appianare, consigliamo soprattutto di cercare sempre l’accordo, ma non è sempre facile. Bondeno già due anni è chiuso, Stellata prosegue, Aguscello vive per opera di un gruppo di volontari che definirei "eroi”. Siamo riusciti molto bene ad appianare le cose a San Giovanni di Ostellato. Al Barco la situazione è diversa, il Centro è in affitto da Acer e non riesce con le entrate a far fronte alle spese. A Ro, dove proprio in questi giorni ha dato le dimissioni Fiorella Dall'Olio, nessuno si è fatto avanti per prenderne il posto. Anche il sindaco Antonio Giannini auspica una soluzione perché il Centro era un punto associativo importante e di riferimento che deve proseguire».
Non vi sono solo problemi da segnalare, ci sono anche tante situazioni decisamente più tranquille e confortanti che Artini cita: «La maggior parte dei centri sociali funziona alla grande come Il Quadrifoglio a Ponte, un vero gioiello di integrazione con il territorio e così il Rivana Garden, Il Melo (tutti e tre gestiti da una donna), Il Parco e l'Acquedotto. Presieduto da Adriano Fazi sta risorgendo La Ruota di Boara».
«Nel complesso - spiega Artini - la realtà è positiva, ma come abbiamo ribadito durante il recente congresso nazionale che si è svolto a Ferrara, quello che ci serve è una normativa meno invasiva fiscalmente e burocraticamente, che consenta un'attività più snella e invitante per chi deve accollarsi la responsabilità della gestione dei Centri.
Margherita Goberti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
