La Nuova Ferrara

Ferrara

È morto Gibì Fabbri, Spal in lutto

di Paolo Negri
È morto Gibì Fabbri, Spal in lutto

Il mitico ex allenatore aveva 89 anni. Un maestro per tutto il calcio italiano

3 MINUTI DI LETTURA





E' stato un grande. Il più grande, per certi versi. Di sicuro un insegnante (di calcio e di vita, e non si creda che sia il facile ricorso ad una frase fatta), un vincente. Un personaggio, pur sapendo restare persona vera, autentica, legata a valori profondi.

Gibì Fabbri, storico allenatore della Spal (di cui fu anche giocatore negli anni ’50), quella degli scudetti giovanili, quella di Pasetti e Reja, Capello, Asnicar, Gambin, Vendrame, Asnicar, Palazzese e tanti altri, poi quella della cavalcata dalla C2 alla B (l’ultima B vista a Ferrara...), è morto l’altra notte, a 89 anni.

Se n’è andato dopo settimane di silenziosa sofferenza. G ibì è uscito di scena al contrario di come vi en- trava. Istrionico, convo- gliava i riflettori su di sè, saliva per ultimo dalle scalette degli spogliatoi per attirare sguardi ed applausi. Poteva sembrare egocentrico, era semplicemen- te in anticipo sui tempi, e poi - così facendo - caricava tutto lo stadio e lo preparava ad essere trascinante. Non che ve ne fos- se (sempre) bisogno, già che le sue squadre erano aduse ad in- fammare di loro la platea, per la qualità del calcio che propone- vano. Fabbri era malato da tempo. Acciacchi, infortuni, l'incurabi- le dolore dell'anima provocato dalla morte dell'adorata moglie Irene nel novembre del 2013.

L'amore dei propri cari e, in se- conda battuta, il calcio. Erano le medicine con cui tentava di colmare il vuoto per la perdita della compagna di una vita. "So- no qui circondato da tutta la fa- miglia e mi sto riguardando Mi- lan-Ajax", ci diceva nel dicem- bre di quello stesso anno. Però quella ferita era troppo grande, e poco alla volta Gibì ha ceduto, tra ricoveri e ritorni a casa. Rice- veva regolarmente le visite dei suoi fedelissimi allievi o amici. L'altra notte ci ha lasciati. La grandezza di Fabbri è sem- pre, o spesso, emersa a poste- riori. Troppo avanti per essere compreso subito. Era nato l'8 marzo del 1926 al Poggetto di San Pietro in Casale, settimo di otto figli. Divorato dalla passio- ne per il calcio, passò 17enne dal San Pietro alla Centese e nel dopoguerra approdò al Mode- na in serie A, quindì andò al Messina, giocò nella Spal in se- rie A nel 1955/56 e chiuse la car- riera con il Pavia. Da calciatore occupò praticamente tutti i ruo- li, fatto atipico per l'epoca.

Da lì la sua predilezione per il "calcio totale". Non lo chiamava così, ma lo inventò lui quel football che la critica attribuì agli olan- desi, alla grande Ajax di Rinus Michels e poi di Stefan Kovacs (in realtà romeno, Covaci all'anagrafe). Una colossale bu- gia storica, ma non era... gla- mour riconoscere nel "ruspante" Fabbri l'ideatore di una rivoluzionaria idea di cal- cio. In realtà, fu Gibì a introdur- re soprattutto con la Spal i suoi concetti. Tornò a Ferrara nell'agosto del 1963, assunse la guida di Primavera e De Marti- no e - tra varie incursioni sulla panchina della prima squadra - allevò una nidiata di grandi gio- catori, dei quali Pasetti, Capello e Reja sono stati le punte di dia- mante. Campione d'Italia Pri- mavera, campione d'Italia De Martino. Non senza contrasti col presidentissimo Paolo Maz- za, non proprio adepto di quel calcio spumeggiante.

Dopo l'esonero del 69/70, Fabbri ini- ziò un lungo periplo: Cesena, Sangiovannese, i fasti di Giulia- nova, Livorno, i brillanti anni di Piacenza, l'apogeo col Vicenza (portato dalla B alla Coppa Ue- fa), Ascoli, Reggiana, Catania, Catanzaro, Foggia, Bologna. Tornò alla Spal subentrando a Cella nell'87/88 e sfiorando una clamorosa rimonta-promozio- ne. Fu "preso" da Donigaglia nel 90/91 al posto di Lombardo e guidò la squadra all'esaltante spareggio di Verona contro la Solbiatese, preludio alla succes- siva trionfale promozione in se- rie B. Quella travagliata annata cadetta lo vide per l'ultima vol- ta in panchina. Dopo, venne oc- casionalmente richiamato con ruoli d'immagine. In realtà, per Gibì non esiste un "dopo". Lui è stato, è e sarà sempre il bel cal- cio. Grande lezione di sport e di vita.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google