È morto Gibì Fabbri, Spal in lutto
Il mitico ex allenatore aveva 89 anni. Un maestro per tutto il calcio italiano
E' stato un grande. Il più grande, per certi versi. Di sicuro un insegnante (di calcio e di vita, e non si creda che sia il facile ricorso ad una frase fatta), un vincente. Un personaggio, pur sapendo restare persona vera, autentica, legata a valori profondi.
Gibì Fabbri, storico allenatore della Spal (di cui fu anche giocatore negli anni ’50), quella degli scudetti giovanili, quella di Pasetti e Reja, Capello, Asnicar, Gambin, Vendrame, Asnicar, Palazzese e tanti altri, poi quella della cavalcata dalla C2 alla B (l’ultima B vista a Ferrara...), è morto l’altra notte, a 89 anni.
Se n’è andato dopo settimane di silenziosa sofferenza. G ibì è uscito di scena al contrario di come vi en- trava. Istrionico, convo- gliava i riflettori su di sè, saliva per ultimo dalle scalette degli spogliatoi per attirare sguardi ed applausi. Poteva sembrare egocentrico, era semplicemen- te in anticipo sui tempi, e poi - così facendo - caricava tutto lo stadio e lo preparava ad essere trascinante. Non che ve ne fos- se (sempre) bisogno, già che le sue squadre erano aduse ad in- fammare di loro la platea, per la qualità del calcio che propone- vano. Fabbri era malato da tempo. Acciacchi, infortuni, l'incurabi- le dolore dell'anima provocato dalla morte dell'adorata moglie Irene nel novembre del 2013.
L'amore dei propri cari e, in se- conda battuta, il calcio. Erano le medicine con cui tentava di colmare il vuoto per la perdita della compagna di una vita. "So- no qui circondato da tutta la fa- miglia e mi sto riguardando Mi- lan-Ajax", ci diceva nel dicem- bre di quello stesso anno. Però quella ferita era troppo grande, e poco alla volta Gibì ha ceduto, tra ricoveri e ritorni a casa. Rice- veva regolarmente le visite dei suoi fedelissimi allievi o amici. L'altra notte ci ha lasciati. La grandezza di Fabbri è sem- pre, o spesso, emersa a poste- riori. Troppo avanti per essere compreso subito. Era nato l'8 marzo del 1926 al Poggetto di San Pietro in Casale, settimo di otto figli. Divorato dalla passio- ne per il calcio, passò 17enne dal San Pietro alla Centese e nel dopoguerra approdò al Mode- na in serie A, quindì andò al Messina, giocò nella Spal in se- rie A nel 1955/56 e chiuse la car- riera con il Pavia. Da calciatore occupò praticamente tutti i ruo- li, fatto atipico per l'epoca.
Da lì la sua predilezione per il "calcio totale". Non lo chiamava così, ma lo inventò lui quel football che la critica attribuì agli olan- desi, alla grande Ajax di Rinus Michels e poi di Stefan Kovacs (in realtà romeno, Covaci all'anagrafe). Una colossale bu- gia storica, ma non era... gla- mour riconoscere nel "ruspante" Fabbri l'ideatore di una rivoluzionaria idea di cal- cio. In realtà, fu Gibì a introdur- re soprattutto con la Spal i suoi concetti. Tornò a Ferrara nell'agosto del 1963, assunse la guida di Primavera e De Marti- no e - tra varie incursioni sulla panchina della prima squadra - allevò una nidiata di grandi gio- catori, dei quali Pasetti, Capello e Reja sono stati le punte di dia- mante. Campione d'Italia Pri- mavera, campione d'Italia De Martino. Non senza contrasti col presidentissimo Paolo Maz- za, non proprio adepto di quel calcio spumeggiante.
Dopo l'esonero del 69/70, Fabbri ini- ziò un lungo periplo: Cesena, Sangiovannese, i fasti di Giulia- nova, Livorno, i brillanti anni di Piacenza, l'apogeo col Vicenza (portato dalla B alla Coppa Ue- fa), Ascoli, Reggiana, Catania, Catanzaro, Foggia, Bologna. Tornò alla Spal subentrando a Cella nell'87/88 e sfiorando una clamorosa rimonta-promozio- ne. Fu "preso" da Donigaglia nel 90/91 al posto di Lombardo e guidò la squadra all'esaltante spareggio di Verona contro la Solbiatese, preludio alla succes- siva trionfale promozione in se- rie B. Quella travagliata annata cadetta lo vide per l'ultima vol- ta in panchina. Dopo, venne oc- casionalmente richiamato con ruoli d'immagine. In realtà, per Gibì non esiste un "dopo". Lui è stato, è e sarà sempre il bel cal- cio. Grande lezione di sport e di vita.
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