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Furnas centra il settebello Al rione il premio Coluccia

Copparo, settimo successo consecutivo per la contrada biancoarancio È piaciuta la riproposizione della storia della ninfa con la Metamorfosi di Ovidio

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COPPARO. Sette di fila. Con il cencio dipinto da Ermanna Chiozzi consegnato dal presidente del Lions di Copparo, Mario Bocchi, sono sette le affermazioni consecutive per la contrada del Furnas nel premio Cosetta Coluccia. Martedì sera, prima serata del Palio dedicata al corteo storico, alle rappresentazioni ed al giuramento delle contrade in piazza. Serata filata via liscia, con tempi morti relativi. Doveva ancora calare la notte quando la speaker Franca Orsini chiamava la prima entrata, quella della Corte Ducale. Come sempre, a causa del minor numero di figuranti, una proposta semplice e raffinata, che puntava molto sul discorso intellettuale delle donne del rinascimento, ma con un balletto tra dame a fare da sottolineatura non proprio travolgente. Poi toccava alla Mota. Chiarine da allarme antintrusione a parte, una proposta interessante e minimalista, con un'opera d'arte affidata al capitano di piazza e movimenti composti e ben costruiti, in un contesto forse troppo freddo per essere trascinante. Ci provava la Dezima, a colpire e a trascinare il pubblico, abbastanza numeroso ma non straripante, con la rappresentazione rinascimentale di una tragedia, Orbecche, di Giovanbattista Giraldi. Non stiamo a riproporre la trama: vi diciamo solo che la strage finale dell'Amleto, al confronto, sembra un lieto fine. Bella interpretazione, idea di far uscire gli attori da un libro che si apriva interessante e nel complesso buona resa spettacolare. Poi toccava al Furnas. I biancorancio proponevano la storia della ninfa Io, ripresa tramite le Metamorfosi di Ovidio. La ninfa trasformata in giovenca per sfuggire all'ira di Era, custodita dal gigante dai cento occhi Argo, che dormiva con metà di essi aperti. Mercurio, inviato da Zeus, lo addormenta del tutto con la musica poi lo uccide, liberando la giovenca, che torna ninfa e fugge. I cento occhi, per misericordia di Era, vanno sulla coda del pavone. Buona intepretazione, diversi personaggi resi piuttosto bene e scena godibile. Infine, rappresentazione storica e poco spettacolare, pur essendo curatissima, della vicenda di Isabella d'Este per il Crusar. Primo posto con 260 punti per il Furnas; poi Mota (248). Crusar (241), Dezima ( 237) ed infine Corte ( 213). Prossimo appuntamento sabato 6, con gli antichi giochi dei tamburi e delle bandiere .(ale.bas.)

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