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il dopo-nappi

Caro candidato, quante promozioni? Unife va alla conta

Caro candidato, quante promozioni? Unife va alla conta

Assemblea con gli aspiranti rettori puntata sui temi interni. La meritocrazia per i professori non contempla la qualità didattica

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Sarà una stagione di promozioni e anche assunzioni, il sessennio del nuovo rettorato-extralarge, a giudicare almeno dagli impegni che i tre candidati alla successione di Pasquale Nappi hanno preso all’assemblea degli elettori, le cui domande si sono incentrate in gran parte su questi temi e, comunque, non sono mai uscite dall’ambito interno. A sbilanciarsi di più è stato il prorettore Francesco Bernardi: «Con 30 uscite obbligatorie (per pensionamenti, ndr) e le scelte volontarie, che non mancano mai, credo ci sarà la possibilità di fare molto, sempre che si mantengano buoni livelli di premialità. Per precari e associati entro il 2015 sono previste altre 10-11 operazioni, daremo soddisfazione a parecchi. E anche per il personale tecnico amministrativo c’è possibilità di upgrade. Il problema sono i semmai nuovi ingressi, cioè i ricercatori di tipo B, che saranno per forza limitati». Piero Olivo ha premesso che è difficile fare una programmazione se ogni anno il ministero può cambiare qualcosa, in termini di leggi e risorse, ma qualche priorità l’ha indicata: «Penso ad una programmazione triennale chiarendo che non potremo accontentare tutti. Abbiamo bisogno di nuovo reclutamento e non dimentichiamoci i 36 amministrativi precari. Intendo comunque privilegiare due categorie, i ricercatori abilitati e i precari». Giorgio Zauli, dal canto suo, ha fatto presente in due riprese che tutti gli altri atenei da lui conosciuti «hanno programmato le promozione, si sa chi viene prima e chi c’è dopo. I dipartimenti per legge sono per legge sovrani sulla programmazione. A quanto sembra, il ministero ha intenzione d’introdurre una sorta di Jobs Act anche per l’università, i contratti a tutele crescenti che possono superare i co.co.co. Certo se succede come nella scuola, un parte dei precari sarà tagliata fuori». Per gli assegnisti, hanno detto sia il prorettore che l’ex preside d’Ingegneria, bisogna trovare vie d’uscita in aziende.

Altro tema molto gettonato è quello della squadra del rettore, anche perché, come ha detto qualcuno, c’è sempre il sospetto che «se c’è una squadra di buoni, c’è anche quella dei cattivi». Tutti hanno cercato di rassicurare sul tema. L’unico ad averla già presentata, la squadra, è Bernardi, «ho fatto una proposta trasparente, tutti sanno chi mi aiuterà. Quanto al delegato alla Sanità, ci sarà un asse preferenziale tra Rettore e Scuola di Medicina». Olivo e Zauli non hanno svelato la squadra per non “bruciare” potenziali collaboratori. «Ho già in mente - ha detto il primo - il nome di un prorettore (forse una donna, ndr) che però non vota per me, la squadra sarà dinamica e il delegato alla Sanità non può essere diverso dal presidente della Scuola, per evitare conflitti». «Non siamo partiti politici, a urne chiuse di collabora» ha detto il secondo, che ha in mente manifestazioni d’interesse per la squadra, delegato alla sanità compreso, pur chiarendo che lui, medico, avrà «grande attenzione» per le sorti della Scuola.

A seguire si è parlato molto dei ritardi dell’integrativo, fermo al 2013, e qui i tre si sono sbizzarriti ad assicurare puntualità (Olivo ha pure riferito i timori di un amministrativo, “se diventa rettore lui le cose di oggi le vuole... fatte ieri”), e la figura del nuovo direttore generale. I dipartimenti, poi, non si toccano. Garantito da tutti il primato della meritocrazia per le promozioni, ma colpisce quanto ha detto Bernardi, «la qualità della didattica non entra nella meritocrazia, selezionare indicatori è prioritario». Per un’università non sembra una lacuna da poco. Giusto una battuta sui progetti post-sisma non ancora presentati, con Bernardi a garantire a Zauli che ci sono ritardi, solo più complessità che altrove. Qui non si spostano voti.

Stefano Ciervo

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