Convolare a nozze. Con il drone
Come è cambiato il mestiere del fotografo negli ultimi 10-15 anni. Cavalieri: Internet ha rivoluzionato il mercato, le nuove coppie chiedono il film fatto col robottino volante e il librone con le foto hd. Bersanetti: stiamo diventando chirurghi virtuali, le donne non vogliono le occhiaie e gli uomini chiedono dei capelli in più. Il nodo-abusivi
In principio c'erano la camera oscura e quell'odore sospeso, di chimica, che penetrava subito nel naso, i vapori invisibili, le vaschette con i reagenti, il rullino, il negativo, l’asciugatrice, lo smalto. Tutto nascosto dietro la porta dove ogni scatto veniva fissato sulla carta fotografica. Solo quando si entrava in possesso delle immagini stampate, però, si poteva essere sicuri del risultato.
Oggi a servire il cliente nello studio del fotografo c’è un automa: il chiosco. «Su quale supporto ha archiviato immagini: chiavetta, cellulare, tablet o scheda?», chiede il professionista (umano) dietro al bancone. Poi entra in scena lo schermo che visualizza le immagini archiviate nella memoria digitale. «Le foto le vuole subito o preferisce passare più tardi?». Il cliente conosce già l'esito: lo schermo di uno smartphone, di un computer o di un televisore hanno già svelato le luci e le ombre, le sfumature e il colore, rinverdito i ricordi.
Tra la prima scena, quella della camera oscura, e l’ultima sono passati 10-15 anni. Pierluigi Cavalieri solleva una scatola e la appoggia sul tavolo. "E’ stata una rivoluzione, oggi ci chiedono cose che pochi anni fa erano inimmaginabili”, racconta. Dal contenitore esce un drone professionale. “Con questo strumento, lontanissimo parente di una macchina fotografica, oggi riprendiamo i matrimoni. Gli sposi ci spiegano che tipo di filmato desiderano, noi facciamo le riprese, conserviamo tutte immagini e dopo la cerimonia le selezioniamo assieme alla coppia”.
Nello studio di Cavalieri la macchina che stampava i negativi è stata dismessa poche settimane fa. Ormai era un cimelio. L’ultimo must dell’Italia che va a nozze è il film del matrimonio, magari girato con l’aiuto di un robottino volante. Il prodotto finale, però, può mescolare immagini in movimento e scatti professionali ottenuti con la storica Reflex. “I clienti sono esigenti, per raggiungere il massimo di qualità per i video ci affidiamo a registi professionali che montano le immagini, la musica, i testi e alla fine - ma ci vuole del tempo, precisa Cavalieri - ecco la storia della giornata, con la festa, le pose, i bambini, il pranzo, il brindisi e il bacio, lo scatto più bello”. Ovviamente il drone costa e quindi non lo chiedono tutti.
Ma anche l’album non è più quello di una volta: il volume è molto più leggero e maneggiabile, soprattutto non contiene foto stampate da applicare sulle pagine del librone, come sanno tutte le coppie ormai sconfinate negli anta.
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Le immagini, nitidissime, in alta definizione e perfino ritoccate (“Sì, ci chiedono anche questo”, aggiunge Cavalieri che si è innamorato della fotografia quando era ancora bimbo e oggi ha 30 anni e vari diplomi e corsi specialistici alle spalle) possono essere grandi come quadri da parete. Le foto del viaggio? Le fototessera? Ci pensano le macchine. Costose, ma in pochi minuti compiono il lavoro. In diretta.
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Con la tecnologia più avanzata in bella mostra nello studio del fotografo si sono fatte più ambiziose anche le richieste. Oppure più originali. C’è chi si è fatto riprendere il giorno del matrimonio con l’abito da cerimonia mentre saliva sul treno, in stazione a Ferrara o a Bologna, per tornare a casa. In Austria. Così il personale delle Ferrovie dello Stato ha rivolto alla coppia una richiesta inedita: la possibilità di poter utilizzare alcune di quelle immagini nei propri dépliats pubblicitari. Altri sposi, con una invidiabile capacità di spesa alle spalle, hanno ospitato Cavalieri in Sardegna per un'intera settimana. Scenari da sogno accuratamente visionati e selezionati uno per uno per essere immortalati al meglio della resa fotografica su tutti i supporti possibili.
In uno dei filmati conservati nell’archivio di Pierluigi Cavalieri si vede un’intera famiglia che, ripresa da una telecamera agganciata a un drone mantenuto in volo a 8-10 metri d’altezza, si volta verso l’apparecchio e lo saluta, curioso e gradito ospite della festa.
Il fotografo rientra con centinaia, migliaia di scatti e con i filmati. E poi? “Ne stampi un quinto, un decimo del totale e cerchi di andare incontro al cliente – risponde Cavalieri – Oggi a farci concorrenza con tutti i dispositivi che offre il mercato sono gli amici della coppia o amici degli amici, spesso abusivi. Credono di poter offrire la stessa qualità di un professionista, salvo poi avvertire gli sposi che per un disguido sono andate perse alcune o tutte le foto”.
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Gianni Bersanetti, anche lui con lo studio in città, ricorda che “il negativo lo portavi al fotografo ed era una sua proprietà. Al cliente veniva consegnata la foto. Oggi ti guardano come se fossi un alieno: perché non mi dà il file? Noi lo facciamo per certi servizi, ad esempio le foto tessera: i file li conserviamo in archivio per tre mesi”. Internet nel frattempo e i social (chi non conosce Instagram?) hanno spazzato via tanti studi fotografici.
“Siamo rimasti in pochi – osserva Bersanetti – l’urto del mercato si è fatto sentire fin troppo bene. Si va verso una riduzione della qualità a favore della quantità. Ma se vuoi lavorare devi stare al passo”. Si sta ricavando un suo spazio anche la post-lavorazione che richiede “continui e cospicui investimenti: c’è la donna che ti chiede di farle sparire le borse sotto gli occhi e l’uomo che vuole apparire in foto con i capelli più folti. Stiamo diventando dei chirurghi estetici virtuali”.
La tecnologia intanto cambia con una velocità impressionante. “Anche questo però costa e sono costi che gli abusivi non hanno - rimarca Bersanetti - Loro lavorano da dilettanti e tolgono ossigeno alle attività professionali”.
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