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Teatro Nuovo svuotato: accordo, ritirata la querela

Teatro Nuovo svuotato: accordo, ritirata la querela

Transazione tra l’ex gestore, accusato di danneggiamento, e i proprietari La difesa: «Dipinto come un devastatore, ma non ha mai commesso reati»

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La città ha riavuto il suo teatro, i contendenti hanno trovato un accordo. A tre anni dal suo clamoroso “svuotamento”, la vicenda del “Nuovo” può dirsi (quasi) chiusa. Ieri infatti si è concluso con la remissione di querela il processo per danneggiamento a carico dell’ex gestore Giovanni Fava. Il conflitto con i nuovi titolari, la società Teatro Nuovo Ferrara srl, era sorto nel 2012 nel corso del travagliato passaggio di proprietà: le parti rivendicavano a vicenda il pagamento di somme di denaro e in questo contesto Fava aveva portato via gli arredi (tra cui le poltroncine, le applique, il bar) che sosteneva gli appartenessero di diritto. Questo aveva innescato una causa giudiziaria e, dopo una prima richiesta di archiviazione da parte della procura, il gip aveva disposto ulteriori indagini e si era arrivati al rinvio a giudizio. Il processo, aperto a ottobre, si è chiuso ieri con una transazione tra le parti, un accordo extragiudiziario accolto dal giudice Stefano Amore, nel quale la società “Teatro Nuovo Ferrara” ha rinunciato alla costituzione di parte civile e ha ritirato la querela, ritenendosi soddisfatta dell’accordo, mentre Fava è uscito immacolato dal processo: «La sentenza di proscioglimento a esito di un accordo tra le parti - dichiara per la difesa l’avvocato Marcello Rambaldi - sancisce la chiusura di una vicenda in cui, come abbiamo sempre sostenuto, non si configurava alcun reato in capo al signor Fava». L’ex titolare, aggiunge il legale, «è stato a torto pubblicamente descritto come colui che aveva devastato il teatro Nuovo, il proscioglimento ha ristabilito la verità. Con l’accordo hanno trovato inoltre soluzione diverse questioni civilistiche e penali ancora pendenti». Resta aperto, in appello a Bologna, il procedimento giudiziario che ha visto Fava condannato in primo grado per appropriazione indebita. Nonostante la decisione di ritirare la denuncia, il processo infatti è destinato a proseguire per la presenza di un’aggravante che rende il reato perseguibile d’ufficio.

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