La Nuova Ferrara

Ferrara

Carife, un sindacato vuole fare causa ai commissari

Carife, un sindacato vuole fare causa ai commissari

Dircredito chiede a Bankitalia di rimuovere gli amministratori e di portarli in aula L’accusa: hanno danneggiato la banca in sette modi. Lunedì assemblea rovente

2 MINUTI DI LETTURA





Il sindacato Dircredito vuole «che vengano chiariti i fatti e le responsabilità che hanno determinato la crisi Carife», per «dare giustizia» a dipendenti, azionisti, clientela e l’intero territorio. Per questo, dopo aver chiesto conto ai commissari delle azioni intraprese contro le precedenti amministrazoni e società di revisione, hanno compiuto un passo ulteriore. «Abbiamo inviato alla Banca d’Italia istanza di revoca dell’organo commissariale e del Comitato di sorveglianza», si legge in una nota Dircredito, e contestualmente «l’autorizzazione a procedere civilmente nei confronti degli stessi». In sostanza un ribaltamento dei ruoli: chi è stato inviato da Bankitalia a tutelare Carife, secondo la sigla sindacale, avrebbe agito in maniera tale da danneggiarla.

Dircredito elenca sette casi alla base delle sue richieste. Ben quattro riguardano il mancato intervento dei commissari a tutela della banca su affermazioni ritenute diffamatorie, o comunque in grado di creare problemi; interventi sollecitati dallo stesso sindacato. Il primo riguarda i post Fb di Giuseppe Toscano nei confronti «della personalità morale dei lavoratori Carife, gravemente offesa». Poi c’è stato l’episodio delle interviste alla trasmissione di RaiTre Presadiretta di alcuni risparmiatori tutelati da Federconsum che si dicevano truffati da Carife. Ancora, nella lettera a Bankitalia si parla di un sito web «diffamatorio» nei confronti di Carife (si era nel pieno dell’assalto di Popvicenza) e infine dell’ormai famosa lettera dell’ex direttore Bonora. C’è poi il richiamo alla condanna per comportamento antisindacale dei commissari da parte del tribunale di Ferrara, per il volantino Dircredito non esposto nella bacheca aziendale on line: 8mila euro da pagare più spese, peraltro con giudizio d’appello pendente.

La parte più corposa dell’esposto riguarda la querelle tra Dircredito e commissari per il mancato pensionamento della dirigente dell’Ufficio personale, nell’ambito dell’accordo per la riduzione dei costi della banca che portò a 131 adesioni al Fondo di solidarietà. L’anno scorso «tutti i dipendenti, alla data di maturazione del diritto pensionistico, sono andati in pensione», la dirigente in questione no e questo, per Dircredito, ha causato «un mancato risparmio», oltre che il sospetto di aver «sottoscritto accordi viziati e parziali».

Bisogna dire che le possibilità di accoglimento da parte di Bankitalia delle richieste di rimozione dei commissari e di autorizzazione ad una causa civile nei loro confronti, non appaiono elevate. Di sicuro c’è altra carne al fuoco dell’assemblea del personale, convocata per lunedì in Fiera per votare il nuovo contratto nazionale e poi parlare della trattativa sugli esuberi e del piano d’intervento del Fondo interbancario, peraltro esclusi dallo scontro Dircredito-commissari.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google