Giornata del sollievo per alleviare il dolore nei pazienti
Il dolore in ospedale non è stato di certo debellato ma facendo forza sul lavoro di squadra la sfida si può vincere, riuscendo perlomeno ad attenuarlo. È questo il senso con cui l’azienda ospedaliera...
Il dolore in ospedale non è stato di certo debellato ma facendo forza sul lavoro di squadra la sfida si può vincere, riuscendo perlomeno ad attenuarlo. È questo il senso con cui l’azienda ospedaliera Sant’Anna ha aderito all’edizione numero 14 della Giornata nazionale del sollievo, dedicando la settimana che è andata dal 27 maggio fino a ieri alla sensibilizzazione di pazienti e personale sanitario circa il problema “dolore” e la tutela della fragilità. «Oggi siamo di fronte a un cambio di mentalità – sostiene il direttore sanitario del S.Anna, Eugenio Di Ruscio – per il quale il trattamento del dolore può aiutare a migliorare la gestione della malattia e la qualità della vita». La parola d’ordine è integrazione tra le due aziende, nel tentativo di costruire una rete strutturata che riesca, spiega il direttore del dipartimento di cure primarie dell’Asl Sandro Guerra, «a intercettare i pazienti con dolore alleviando i tempi d’attesa e presa in carico in modo più veloce possibile”. L’obiettivo è costruire un ambulatorio provinciale di tipo “spoke” (l’hub regionale si trova a Parma) aperto 18 ore settimanali. Un punto a disposizione di chi “ha male”. Ma di chi stiamo parlando? «A livello nazionale una persona su cinque è colpita da dolore cronico – dice Teresa Matarazzo, coordinatrice del comitato interaziendale “Ospedale-Territorio senza dolore” – e non si tratta solo di anziani. Qui peraltro, dove la popolazione è più avanti della media con l’età, siamo particolarmente sensibili al tema. La rete ha prestazioni già di qualità “hub” sia per gli adulti che per i bambini, mentre sono sempre più le donne che richiedono il parto analgesico. Al centro c’è la persona e un approccio umano ed empatico». «A livello intraospedaliero siamo a buon punto – afferma Massimiliano Ventura, referente del progetto in ambito Asl -, ora serve più attenzione al territorio. Servono più risorse, soprattutto a livello di personale sanitario». Anche per evitare la migrazione dei pazienti.
Fabio Terminali
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