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Opere sublimi a rischio

Ma mai avremmo pensato che la situazione precipitasse fino a questo punto. La colpa ,come si sa, nessuno la vuole ma le gravi mancanze del Mibact e dell’Amministrazione Comunale entrambi responsabili...

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Ma mai avremmo pensato che la situazione precipitasse fino a questo punto. La colpa ,come si sa, nessuno la vuole ma le gravi mancanze del Mibact e dell’Amministrazione Comunale entrambi responsabili del Palazzo dei Diamanti sono perlomeno accertate. Non mi dilungo sulla dedizione a cui le ultime due direttrici Luisa Ciammitti e Anna Stanzani hanno profuso per salvare il salvabile, promuovendo mostre di alto valore scientifico sia quello sul Polittico Costabili che quella su “Lampi sublimi” praticamente messe in piedi a costo zero e, per quel che riguarda la seconda, resa invisibile dalla rottura dell’impianto di riscaldamento che ne ha penalizzato la resa durante i mesi invernali come ben sa il ministro Dario Franceschini. La grottesca se non pericolosa situazione a cui vanno incontro opere sublimi che la Pinacoteca custodisce va interpretata come il disinteresse, o meglio, l’incapacità culturale e gestionale della politica alla salvaguardia del patrimonio artistico.

E le conseguenze disastrose stanno proprio nell’aver trascurato la manutenzione ordinaria primo e imprescindibile dovere di chi è preposto alla salvezza del nostro patrimonio artistico che nel caso di Ferrara, coinvolgono sia l’amministrazione comunale che lo Stato entrambi co-proprietari e responsabili di Palazzo dei Diamanti.

Certo è indubitabile che la vicinanza tra le mostre e i musei produce molto spesso una collisione che è non tanto questione di una specie di prevaricazione dell’una sugli altri: e qui si parla di mostre serie come quelle che sono state prodotte a Ferrara, ma piuttosto della volontà di mantenere un “brand” che connoti la mostra come “il” palazzo dei Diamanti a tutto svantaggio della Pinacoteca.

D’altronde, ma è una mia constatazione soggettiva non giova alla locazione delle mostre quell’mbarazzante interruzione tra i due corpi in cui si svolge il percorso formata dal passaggio e dall’attraversamento del giardino. Si crea una frattura più culturale oltre che pratica che penalizza l’iter della mostra stessa. E questo si nota in quest’ultima “La rosa di fuoco” dove le ultime due sale valgono un viaggio ma le cui premesse s’allontanano con l’interruzione.

Ci sono luoghi splendidi dove le mostre potrebbero svolgersi: prima fra tutte la Borsa il cui restauro prevedeva in una certa misura la possibilità di essere sede delle mostre organizzate da Ferrara Arte. O altri luoghi altrettanto affascinanti.

Resterebbe, anche se può sembrare un sogno irrealizzabile, la possibilità che la Pinacoteca potesse espandersi su due piani con tutto il seguito di laboratori, biblioteche esposizioni di opere dei depositi e tutto quello che serve per la rivalutazione di un Museo che si meriterebbe questo e altro per la qualità delle opere che custodisce e che rappresentano in maniera fulgida la MEMORIA di una città, di un territorio, di una storia.

L’Associazione Amici dei Musei ed io personalmente come cittadino firmiamo volontieri l’appello che il suo giornale ha voluto lanciare.

Gianni Venturi

Presidente amici dei Musei

e Monumenti ferraresi

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