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Al via il recupero della nave turca affondata a Ravenna

Al via il recupero della nave turca affondata a Ravenna

Parteciparono ai soccorsi anche i marinai Guidi e Tomasi «Abbiamo cercato di salvare tutti, il mare faceva paura»

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PORTO GARIBALDI. Due morti, quattro dispersi e cinque sopravvissuti. È il bilancio dell’incidente tra due mercantili avvenuto lo scorso 29 dicembre all’imbocco del porto di Marina di Ravenna. Lo scontro era avvenuto alle 8.40 a tre miglia dall’ingresso del porto tra un’imbarcazione battente bandiera turca, la Gokbel, e una del Belize, la Lady Aziza. La prima, carica di merci, è affondata. Ieri mattina hanno preso il via le operazioni di recupero e sul posto, come quella tremenda notte, anche diversi marinai di Porto Garibaldi. «Abbiamo cercato di salvare tutti i dispersi, ma il mare grosso con onde alte più di 4 metri ha reso molto difficoltosi i soccorsi e siamo riusciti a recuperarne quattro, mentre due ci si sono sfilati dalle mani». Questa la drammatica testimonianza di Paolo Guidi, 59enne di Porto Garibaldi, ufficiale comandante di una delle 4 pilotine intervenute il 29 dicembre per prestare soccorso agli 11 naufraghi turchi, dopo la collisione tra due mercantili. I primi ad intervenire furono proprio i servizi tecnico-nautici della Capitaneria di Porto di Ravenna mediante ormeggiatori, rimorchiatori e pilotine con un lavoro di squadra sinergico, nonostante il pericolo di vita a carico di tutti i soccorritori. «La Capitaneria ci aveva fornito le coordinate di latitudine e longitudine in cui era avvenuto lo scontro – racconta Guidi – e ci siamo subito attivati, ma con nebbia, neve e mare grosso gli strumenti servono purtroppo a ben poco. Abbiamo seguito l’istinto, per vedere dove fossero i naufraghi, ma la visibilità era ridotta a dieci metri. Quando li abbiamo visti, abbiamo buttato i salvagenti anulari e con le corde li abbiamo tirati sotto la pilotina per tirarli su. Quattro erano vivi, ma uno è morto subito dopo per ipotermia e un altro per infarto». La solidarietà e lo spirito di abnegazione fanno parte del Dna della gente di mare e tra i lavoratori impegnati ieri mattina nel porto di Ravenna c’era anche Umberto Tomasi di Porto Garibaldi, al suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione, come direttore di macchina su motoscafo d’altura della ditta Bambini di Ravenna.

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