Didattica europea
Progetto pilota di Medicina per la formazione dei docenti
La buona notizia per gli studenti della Scuola di Medicina di Ferrara è che, grazie ad un progetto di formazione che recepisce una direttiva europea, forse fra qualche anno potranno saltare l’esame di Stato. Ma c’è una notizia anche per i docenti, un po’ buona e un po’ cattiva. Quella buona è che parteciperanno a un piano pilota della formazione pedagogica camminando fianco a fianco con una delle più grandi università d’Europa: la “Sapienza”. Quella un po’ meno gradita (definirla cattiva potrebbe suonare esagerato) è che dovranno ricavare nelle loro agende più ore da dedicare alla didattica. Che significa stage, tirocini, altre forme di insegnamento rispetto alla tradizionale lezione frontale. Ad assisterli, tutor reclutati nell’ateneo estense o anche in altre università. Una didattica «avanzata», come l’ha definita ieri il rettore Pasquale Nappi.
Il progetto interdisciplinare sull’innovazione didattica coinvolgerà «tutti i 21 corsi di studio della Scuola di medicina, comprese le lauree sanitarie e Scienze motorie», ha precisato il preside Leonardo Trombelli. «Molte cose sono cambiante in medicina e nella società negli ultimi anni - ha spiegato il rettore - oggi c’è sempre più bisogno di interdisciplinarietà e di nuovi modelli di insegnamento». Nappi ha nuovamente respinto qualsiasi ipotesi, timore o dubbio che Medicina a Ferrara «possa essere ridotta, fusa o spostata». Bisogna superare anche il preconcetto, ha osservato, che il profilo del docente dipenda dalla qualificazione scientifica e non anche dalla qualità della didattica. Un aspetto, quest’ultimo, che lo stesso Nappi ha ricordato essere tra quelli “snobbati” in molti Paesi quando si tratta di reclutare i docenti. La formazione avrà una copertura triennale e dal prossimo anno accademico partità il primo step, che si svilupperà poi per i successivi anni all’interno dei corsi della Scuola di medicina, avviando un procedimento che potrebbe condurre (ma servirà un passaggio legislativo) al superamento dell’esame di Stato.
«Ne trarranno giovamento tra l’altro la valutazione dei professori da parte degli studenti e la qualità della didattica. E tutto questo potrà svillupparsi in modo più favorevole in un ateneo medio-piccolo piuttosto che in uno più grande», ha commentato Trombelli. Mauro Tognon, coordinatore del Corso di studi di Medicina e Chirurgia, ha dato un po’ di numeri: a regime le ore di didattica complessive in tutti gli anni di corso dovranno salire da 3400 verso 5500, un obiettivo di riferimento che non è stato ancora raggiunto in molti Paesi europei. «Siamo orgogliosi di aver aderito a questa direttiva che punta ad amalgamare i sistemi formativi in un ambito che non coincide solo con i confini del nostro Paese», ha concluso Tiziana Bellini, responsabile scientifica del progetto. L’innovazione didattica sarà il tema centrale del workshop in programma sabato 13 giugno a Palazzo Bevilacqua a cui seguiranno cinque approfondimenti entro fine anno.
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